Sono sempre di più le imbarcazioni di fortuna sovraccariche di fuggiaschi che salpano dalle coste dell’Egitto della Libia e della Siria, e sono sempre di più le vittime di tali viaggi. Ed il mediterraneo si tinge di rosso, trasformandosi in una macabra necropoli.
L’enorme flusso di persone che dal 2015 ha lasciato il Medio Oriente e l’Africa per giungere in Europa attraverso la cosiddetta “rotta balcanica” o attraverso il canale di Sicilia con mezzi di fortuna é in vertiginoso aumento e genera sempre più polemiche e diatribe tra le parti politiche nazionali ed internazionali, dividendo l’opinione pubblica e gli organismi competenti. Al di là di chi biecamente strumentalizza la crisi dei migranti per fomentare l’odio e la paura dello straniero, e per raccattare i voti dei tanti coraggiosi “difensori della patria” dall’ “invasore straniero”, giungendo a paragonare i disperati esuli africani ed orientali alla occupazione nazista, le organizzazioni sovranazionali si interrogano sulle possibili soluzioni alla annosa situazione.
È ormai evidente il fallimento del programma di ricollocamento dei richiedenti asilo tramite la distribuzione di “quote” in ciascun Paese dell’Unione, ed è sempre più forte in tutti gli Stati la spinta nazionalistica, patriottica e contraria all’immigrazione, che sembra non voler comprendere che i richiedenti asilo sono individui ragionevoli la cui unica alternativa razionale al rimanere nel proprio Paese dilaniato dalla guerra – e morire – era fuggire verso ciò che sembra loro un idillio inaccessibile, ricco e pacifico.
Per far fronte a tale problema è necessario, innanzitutto, risolvere la crisi internazionale tra gli Stati e costruire accordi che stabiliscano un efficace sistema di accoglienza condiviso e supportato da tutti i Paesi. Tale sistema di accoglienza deve, però, essere certamente supportato anche da una gestione adeguata e razionale delle richieste di asilo e da consistenti aiuti finanziari inviati ai rifugiati Siriani che si trovano da mesi in Turchia.
Un piano del genere comporterebbe senza dubbio un enorme costo e la necessità di un accordo comprensivo tra tutti i Paesi dell’Unione Europea, i quali dovrebbero mostrarsi disponibili ad accogliere decine di migliaia di persone. Fattore, quest’ultimo, che ha fino ad ora impedito che si giungesse ad una decisione definitiva. Raggiungere un compromesso tra le posizioni di tutti è possibile e deve essere attuato, ma tutto ciò dipende da ciascun Paese dell’Unione, e si auspica che i potenti d’Europa comprendano che solo l’Unione solidale tra gli Stati può far fronte a tale situazione.
La soluzione, ancora una volta, non è di certo innalzare muri: il mondo ha bisogno di ponti, non di muri.

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