In Italia e in Europa negli ultimi anni si parla moltissimo di un problema che ci sta occupando da tanto tempo vista la difficoltà di risoluzione: il costante flusso migratorio prodotto dai conflitti al di là del Mediterraneo.
Nel nostro Paese il problema è molto sentito anche a causa della nostra vicinanza con questi Stati ma nessuno sa bene come muoversi: sono state varate delle leggi sia a livello nazionale sia europeo, ma non sembra che basti a controllare un problema così complicato. Infatti la questione principale è che non siamo attrezzati ad accogliere un numero così elevato di profughi ( nel 2015 si parla di più di 330 mila rifugiati) e non si è nemmeno ancora riusciti a fermarli nel loro Paese di provenienza come vuole tentare di fare l’Italia nei prossimi mesi. Un altro dato estremamente negativo è quello del numero di morti per il viaggio e per le condizioni pietose a cui i passeggeri sono sottoposti. Con i suoi 3771 morti la rotta per la “salvezza” è diventata la più pericolosa del mondo in quanto più dei due terzi delle morti di migranti avvengono tentando di attraversare il Mediterraneo (si stima che quest’anno in tutto il mondo siano morti 5350 migranti).
Quindi essendo un dovere umanitario accogliere persone che nel proprio Paese sarebbero in pericolo, l’Europa e l’Italia si stanno muovendo nella giusta direzione tentando di risolvere i problemi nei paesi dell’Africa e del Medio oriente. La proposta del “Migration Compact” inviato alle istituzioni europee in questi giorni da Matteo Renzi, può essere una prima occasione per avviare una collaborazione comune e un aiuto direttamente oltre confine. L’idea di destinare fondi per l’avvio di opere direttamente in questi Stati, ove i problemi economici e spesso di sopravvivenza sono elevati, è sicuramente importante. Molte organizzazioni umanitarie già sono attivate, ma tutto ciò non è sufficiente. Se ci si unisce, con maggiori fondi e supporti, forse si riuscirà a dare un aiuto concreto e a non costringere queste persone a lasciare le loro terre.

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