Negli ultimi 2 anni e sopratutto negli ultimi mesi assistiamo ad un fenomeno descritto dai media come quasi apocalittico, la cosiddetta “crisi dei migranti”. Ogni giorno vengono trasmesse notizie ed immagini di centinaia di persone provenienti dall’Africa o dall’Asia che sbarcano sulle coste italiane e greche. Cosa sta succedendo? Come affrontare questa situazione? Sbarchi giornalieri di profughi sulle coste greche con decine di morti annegati nell’Egeo, barconi con centinaia di persone che affondano nel Mediterraneo, la foto di un bambino morto su una spiaggia che ha fatto il giro del mondo commuovendoci tutti. Ci si è interessati all’improvviso di una guerra in Siria che invece divampava da ben 5 anni. Si è cominciato a parlare di campi profughi, di corridoi umanitari e al contempo di recinzioni, di muri, di frontiere che si chiudono. Un’analisi per noi corretta del fenomeno deve fare un distinguo tra chi sbarca in Grecia e chi sulle coste italiane. Di ciò i media non fanno quasi menzione ma c’è una grande differenza tra il migrante che parte dalle coste libiche e quello che parte da quelle turche. La maggioranza delle persone partite dalla Libia proviene da stati dell’Africa Subsahariana, scappa dalla miseria e viene in Europa in cerca di una vita migliore ma non sta fuggendo da guerre. In una sorta di censimento dei migranti partiti dalla Libia possiamo notare che solo una minima parte proviene da paesi in cui ci sia un conflitto in atto. D’altronde se non fosse così i barconi che arrivano sule coste italiane dovrebbero essere pieni di libici, di maliani o di nigeriani. Questi sono i paesi africani in cui attualmente esistono situazioni assimilabili ad una guerra civile. Cosi non è. Nel caso invece delle persone che arrivano in Grecia possiamo sicuramente trovare una maggior percentuale di profughi rispetto ai migranti. Facciamo questa distinzione perchè ci sembra d’obbligo separare le cause che portano intere famiglie ad abbandonare i propri paesi. Se possiamo considerare profugo chi fugge dai massacri e dalle distruzioni di una guerra non possiamo chiamare con lo stesso nome chi emigra in cerca di fortuna ma non ha alle spalle una guerra da cui fuggire. Il suo nome è migrante anzi emigrante come lo furono tanti nostri avi, tanti nostri parenti che abbandonarono la miseria che c’era in Italia e andarono a cercare fortuna in tutto il mondo. Chiunque di noi ha o sicuramente conosce qualcuno che ha parenti in Argentina, in America, in Svizzera, in Belgio ecc. La maggior parte di chi sbarca sulle coste greche non è siriano, ma pachistano, afgano ecc. cioè persone che fuggono da paesi in cui non c’è la guerra o almeno una guerra dichiarata come in Siria. Quello che i media ci propinano è invece un dato globale che non analizza questo fatto che invece è di importanza fondamentale. Cerchiamo di spiegare il perchè. E diamo una risposta sicuramente non “politically correct”. A chi fa comodo far credere che tutti i disperati che arrivano sulle coste greche sono siriani che fuggono dalla guerra? Noi pensiamo che tutto serva a fare il gioco di chi fa di tutto per far sì che la Turchia entri a far parte della comunità europea. Come e perchè? La Turchia ha esercitato un ricatto nei confronti della comunità europea pretendendo miliardi di euro di aiuti per fermare questa ondata migratoria che essa ha agevolato se non addirittura creato. E li ha ottenuti. Sta ottenendo inoltre la revisione dei parametri per l’ingresso nella comunità europea.
Ottenutolo si aprirebbe un mercato di quasi cento milioni di potenziali consumatori delle merci europee. I profughi o i migranti sono in realtà semplicemente una leva per muovere le coscienze degli europei. Chi non si è commosso e non ha parlato di giustizia, pietà e accoglienza guardando la foto del cadavere di un bambino abbandonato su una spiaggia ? Chi non pensa che sia inumano fermare con recinzioni, muri chi fugge da una guerra ? Questo fa sì che si parli di una crisi di migranti come di un fenomeno di gravità assoluta e che si debba intervenire con una politica di totale accoglienza e chi prova a contestare questo atteggiamento è visto come razzista. Quanti stanno veramente fuggendo da una guerra ? In realtà una minoranza nella marea di persone arrivate o che stanno per arrivare in Europa. La maggior parte dei profughi siriani è ospitata in Libano e in Giordania. Di loro nessuno parla. Non è utile parlarne. Crediamo che sia totalmente e volutamente sbagliata la politica che la comunità europea ha sviluppato nei confronti del fenomeno immigrazione nella sua globalità. Isolare Italia e Grecia come approdi da cui poi i migranti non possano trasferirsi negli altri paesi è una politica studiata affinchè essi cedano alla volontà tedesca di far entrare la Turchia in Europa. Sono gli stati che avrebbero più da perdere se questo avvenisse. Non crediamo d’altronde che il problema si risolva creando muri. In alcuni paesi si teme l’esplodere di contrasti sociali anche in considerazione di una situazione di crisi economica che non accenna a risolversi. Pensiamo che la crisi dei migranti si risolva creando condizioni di sviluppo nei paesi d’origine ma il rischio è che gli aiuti si trasformino in un nuovo colonialismo. Non tutti gli stati europei si trovano d’accordo su questa idea perchè ci sono nazioni con una tradizione coloniale che hanno ancora “agganci” nei paesi africani e chi si oppone non li ha e rimarrebbe indietro in questo neocolonialismo. L’ altra grande crisi e cioè quella dei profughi siriani non si risolve cedendo ai ricatti della Turchia. Obbligandola a non sfruttare la tratta dei profughi siamo sicuri otterrebbe anche l’effetto di far finire in breve la guerra in Siria. Purtroppo siamo sicuri che gli enormi interessi che sono dietro questa crisi non permetteranno che si trovi una soluzione nel breve periodo e purtroppo ci rendiamo conto che il sogno chiamato Europa per tanti rischia di finire in fondo al mare o nelle periferie degradate.

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  1. carlottina05 3 anni ago

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