Ogni qualvolta accendiamo il nostro televisore, la radio oppure più semplicemente leggiamo un quotidiano non possiamo fare a meno di osservare l’ormai abituale notizia di una strage di migranti avvenuta nel mar Mediterraneo. Inutile negarlo: siamo davanti ad una delle più grandi emergenze umanitarie del nostro tempo e non possiamo permetterci di ignorarla o sottovalutarla.
Se nei secoli passati l’Europa ha popolato il mondo, ora si può affermare che il mondo stia popolando l’Europa. L’attuale crisi migratoria è alimentata dalle guerre nel Medio Oriente: un imponente flusso di migranti si sposta dal continente africano alle coste della nostra penisola e, successivamente, si trasferisce nel cuore dell’Europa. Si tratta di persone, come detto, in fuga da guerre e situazioni difficili, che sono disposte a tutto pur di abbandonare la loro terra d’origine pur approdare nella nostra. Essi salgono in quantità esorbitanti su barconi malmessi, trasportati come merce da una riva all’altra del Mediterraneo, il tutto a vantaggio di scafisti che si arricchiscono illegalmente.
In questo tragico contesto non si può dire che l’Europa abbia agito con decisione e tempestività. Credo che l’Unione si sia dimostrata poco unita e compatta, in profonda contraddizione coi principi su cui essa si basa. Purtroppo, i segnali che giungono dai paesi europei non sono positivi, in quanto una soluzione definitiva è ancora lontana dall’essere trovata. Eppure urge un intervento che prevenga le stragi di migranti e definisca un piano europeo per la loro sistemazione.
Ogni paese ha un numero limite di migranti che può ospitare, tuttavia non è ammissibile pensare che i rifugiati debbano stare solo in alcuni Stati, come ad esempio in Italia: trovo che si debbano costruire gli adeguati centri di accoglienza e che i migranti, una volta sbarcati nel nostro continente, vengano equamente distribuiti tra gli Stati membri.
L’accoglienza e l’inserimento dei rifugiati nella nostra società può essere considerato un fatto positivo per l’economia dell’eurozona. Trovo assurda la scelta di alcuni Stati che recentemente hanno chiuso le loro frontiere: se in un’Unione ci troviamo, allora unione dev’essere, senza che si dia la precedenza a convenienze personali. Chiudendo le frontiere non si risolve affatto l’emergenza migratoria, ma si “scarica” il problema in mani di chi magari non dispone dei mezzi sufficienti per affrontare – senza aiuti esterni – tale problema.
Alcuni paesi, come ad esempio la Germania, hanno invece scelto di aprire le loro frontiere ai rifugiati: non è il solo modo per affrontare correttamente questa tragedia umanitaria, ma è una scelta che può aiutare l’economia. Secondo alcuni studi, esistono degli squilibri all’interno della popolazione europea, in quanto la natalità è in forte calo. Risultato: la popolazione attiva – ovvero quella parte di popolazione che è in grado di svolgere un’attività lavorativa – scende e, secondo recenti stime, questo costa circa mezzo punto percentuale di crescita annua. L’eurozona ha quindi un problema che, accogliendo i rifugiati, può essere corretto. Si tratta, quindi, di una strategia intelligente: aumenta la spesa pubblica nel breve periodo – per l’assistenza necessaria – ma si corregge automaticamente in circa un decennio.
Il quadro che ho appena descritto può apparire decisamente roseo ed alquanto ottimistico, ma tutto ciò richiede il rispetto di alcune regole di base e dell’accettazione, da parte dei migranti, dei valori culturali della nazione ospitante. In molti sostengono che l’integrazione non sia realmente fattibile: non è un’affermazione azzardata, in quanto l’integrazione completa di persone diverse culturalmente e magari anche religiosamente da noi appare alquanto contraddittoria. Non è invece così irreale immaginare una società multiculturale, fondata sul rispetto reciproco tra individui magari culturalmente diversi tra loro, ma che tengono comunque conto del contesto sociale in cui vivono.
Abbiamo quindi il dovere di accogliere i migranti, offrendo loro protezione e opportunità. Bisogna anche facilitarne l’ingresso nella nostra società e successivamente nel mondo del lavoro, pur sempre assicurandosi che essi operino osservando alcune regole e fondamenti. Se finora l’Europa ha fatto poco o nulla nell’ambito dell’emergenza migranti, è invece dovere dell’Italia elaborare delle strategie per venire a capo del problema, magari sollecitando con forza un intervento che sia unanime e risolutivo: in fondo non abbiamo solo che da guadagnarci.

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