Sono braccianti agricoli, raccoglitori di olive e di pomodori, operai, badanti. Richiesti perché compiono lavori umili, pesanti o rischiosi, che noi italiani non ci sentiamo più di svolgere. La loro presenza fino a poco tempo fa aveva assunto un’importanza tale che molti consideravano gli immigrati non solo utili, ma addirittura indispensabili. Adesso però sono troppi. I cosiddetti “viaggi della speranza” che migliaia di stranieri intraprendono per sfuggire a una vita di degrado e di estrema povertà sono sfuggiti di mano. Tutti i Paesi dell’Europa orientale ora rifiutano i migranti, e alzano muri e barriere di filo spinato lungo i loro confini. Oggi gli immigrati sembrano diversi dai nostri nonni, non ha più valigie di cartone, ma sono alla ricerca delle stesse cose. Infatti, i migranti siriani, curdi, iracheni e afghani continuano a partire, forse perché troppo disperati e senza nulla da perdere. Ci sono due tipi di migranti. Quelli che scappano da una guerra o da una persecuzione politica e i poveri che vengono dall’Europa orientale. La proposta quindi, del Governo Italiano, di inviare denaro pubblico direttamente nei paesi africani per cercare di bloccare il flusso di migranti all’origine, potrebbe essere positiva. Però tale aiuto non deve avere il sapore e il carattere di carità. In realtà, il denaro potrebbe andare bene per i cosiddetti “migranti economici” e non per quelli che scappano da una guerra. Sarebbe necessario a mio parere, piuttosto, che gli stati progrediti aiutassero in maniera sostanziale questi popoli non vendendo loro armi e tanto meno gommoni della morte.

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