Viviamo in una società dove tutta la nostra vita sembra codificata già dalla nascita. Le grandi aziende, le multinazionali che possiedono centinaia di filiali in tutto il mondo grazie all’eccessiva globalizazione, di certo non stanno aspettando il termine dei nostro corso di studi per assumerci, consegnarci uno stipendio e permetterci di vivere. Le aziende a conduzione familiare, visto il periodo dominato da una profonda crisi economica, non esistono più o perlomeno nel nostro territorio ne sono presenti ancora solo pochissimi esempi. Rimangono principalmente tre tipi di carriera: dipendente statale, libero professionista e “nuovo” imprenditore. Tralasciando i primi due, che credo nessuno abbia mai dimenticato di pensare come possibilità di lavoro, credo sia doveroso riflettere sul terzo. Il nuovo imprenditore sarebbe quello che in inglese viene definito “startupper”, letteralmente in lingua italiana “iniziatore”. Con questo termine si indicano quei giovani, di spirito, come dice il giornalista Tremolada, che decidono di dare vita ad un’attività apparentemente di punto in bianco. Tutto ciò che rende questa figura innovativa è la capacità di gettarsi in un mondo molto competitivo, una conoscenza del marketing e della gestione economica di un esercizio e una competenza specializzata in un settore. Si deve tuttavia ricordare che la possibilità di aprire un attività è inversamente proporzionale al numero di persone che hanno intenzione di farlo: servono idee e tanta determinazione. “Uno su mille, ce la fa”

0
0 Commenti

Lascia un commento

CONTATTACI

Hai una domanda? inviaci una e-mail e ti risponderemo al più presto.

Il Quotidiano in Classe è un'idea di Osservatorio Permanente Giovani-Editori © 2012-2019 osservatorionline.it

Effettua il login

o    

Hai dimenticato i tuoi dati?

Crea Account