“E’ meraviglioso come nessuno di noi debba attendere neppure un secondo per iniziare a migliorare il mondo”
-Anne Frank.

Con questa frase significativa Anna Frank aveva capito il vero senso del “pensare positivo”: esso è l’equivalente di “alzarsi presto al mattino e cercare di fare qualcosa che possa rendere felici se stesso e gli altri”. Concetto molto difficile al giorno d’oggi poiché nessuno ha più questo desiderio di crescita interiore: in molti preferiscono rimanere intrappolati nella routine quotidiana pensando sempre che l’indomani sarà una giornata come le altre, in cui non succederà nulla di speciale.
Perché pensare in questo modo? Non si può guardare tutto da un punto di vista più positivo?
Molto spesso le persone più pessimiste tendono a definirsi “realiste” ma non credo che i due concetti siano sinonimi: secondo me essere realisti significa affrontare la vita come viene, essere a volte ottimisti e a volte pessimisti, non pensare che la realtà sia esclusivamente dura e cruda.
Qualcuno ha mai pensato che forse non sono Dio o il fato a rendere la vita difficile, ma l’uomo stesso? Questo, infatti, non fa che complicarsela in una maniera inspiegabile, influenzato da molte tendenze negative.
E’ ovvio che l’Italia sta cercando di uscire da un periodo di crisi non solo economica ma anche morale e sempre più persone cercano di pensare in grande e di sperare in una ripresa veloce e costante. Forse non tutti abbracciano l’ideologia di “sorridi alla vita ed essa ti sorriderà” ma, anche se quest’ultima condizione non dovesse avere i suoi frutti, almeno non rimarrà il rimpianto o il tempo perso a deprimersi.
Solo con l’ottimismo e la positività l’Italia, soprattutto nell’imminente EXPO, potrà dimostrare il proprio spirito ed imporsi su questo vasto scenario chiamato Mondo.

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