Non so bene cosa. Forse è tutto così banale che non saprei proprio cosa portare con me se un giorno dovessi fuggire. Di solito, sarebbe opportuno portare con sé l’oggetto più importante, quello che meglio ci rappresenta; una sorta di “io” in miniatura. Un “io” accompagnato dalle paure, dalle certezze che possono diventare dubbi o rimanere tali. E cosa se non un pezzo di carta e una penna in mano?
Probabilmente sto facendo aprire gli occhi più forte dalla meraviglia, dallo stupore. Magari, a loro occhi, un telefono cellulare, un computer, degli affetti personali, potrebbero rappresentare qualcosa di più “normale”. Ma la carta è bianca; la carta ti porta in un’altra dimensione, e non c’è nessuno che ostacola. A lungo andare, il telefono si rompe, il computer anche e gli affetti personali possono perdersi. Ma una penna, un foglio di carta è qualcosa che rimane, è qualcosa di vivo, qualcosa che mette per iscritto tutti i nostri pensieri, parole confuse e quello che ci fa emozionare.
Se sarò vista con occhi di stupore,occhi strani, non importa. Riporterò anche questo particolare sulla carta. E sono sicura che gli altri che mi seguiranno comprenderanno la mia scelta. Non è difficile …
-Giulia Chiaravalloti.

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