“C’era una volta,
una ragazza molto dolce e gentile.
Faceva però fatica a fare amicizia, non riusciva a distruggere il muro che si era creata attorno. Spesso veniva presa in giro, la bambina dagli occhi viola, la bambina infelice. Nessuno mai si chiese davvero il perchè, era solo una bambina sfortunata.
Lo era davvero.
Non si sceglie la famiglia, e spesso la bambina si prese la colpa.
Ma cosa può capire un essere indifeso di otto anni? Poteva solo stare in silenzio, e aspettare con calma la prossima esplosione.
Giorno dopo giorno, a combattere una guerra senza ragione, una guerra dove non esiste nessun vincitore, nessun vinto, solo sopravvissuti che non verranno mai ricordati da nessuno.
D’altronde cosa poteva fare? con chi poteva parlare? è facile dire ti-aiuto, ma poi, era lei che la sera tornava a casa.
Era la sua pelle quella che bruciava per colpa della cintura.
Era lei che puliva il suo sangue.
Già, oltre al danno la beffa.
Come combatti?
Dove ti difendi? Come puoi ripararti dalla tempesta, se la tempesta si chiama papà o mamma?
la risposta è non puoi.
Ma immaginate bene la scena, perchè a parlarne così non si capisce bene.
Immedesimatevi in lei, cercate di dedurre cosa può capire una bambina in quella tenera età.
Vostro padre dal nulla si alza, tira un pugno a vostra madre, e voi nella mente pensate ‘papà, ti prego fermati’.
cosa faresti in questo momento? andresti in contro a tua madre? probabilmente ammazzerebbe anche te.
come reagisci allora? stai zitta.
Rimani impietrita mentre osservi la scena. E attenzione che non scappi un gemito, in quell’attimo respiri talmente piano che non ti sembra di respirare.
E allora, dove sono tutti gli slogan? basta-violenza, no-alla-violenza?
In quei momenti ci sei solo tu e il silenzio di un cimitero, apparte il rumore della frusta che taglia l’aria e lacera la pelle.
non riesci a parlare, a confessarti, perchè oltre alla paura subentra la vergogna.
cosa vai a dire?
mio-padre-è-pazzo?
mio-padre-mi-frusta?
Mio-padre-mi-violenta?
No. Non puoi.
E allora stai zitto, e per l’ennesima volta trattieni il fiato mentre senti le sue mani toccare la tua pelle.
Perchè sembra che molti abbiano sottovalutato la cosa.
oltre ai danni fisici che ti impone la situazione, bisogna considerare quelli mentali.
Ma di sicuro quei sopravvissuti non verranno mai citati al telegiornale, non farebbe notizia.
Eppure, non è facile.
Non è facile conoscere il diavolo, essere toccata dal diavolo, e poi chiamarlo papà o mamma.”

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