Assistenzialismo o investimento?
La domanda sembra suggerire già la risposta. Sarebbe scontato dire: “Ovvio, è più proficuo investire!”.
Ma la risposta va contestualizzata ai giorni nostri e, nel mio caso, alla situazione italiana. Attualmente esistono delle necessità che hanno bisogno di risposte immediate e concrete. L’investimento, dando degli aiuti economici a chi già ha, ammesso che produca degli effetti positivi, non lo farà di certo a breve termine. Lo Stato italiano fa spesso queste manovre, aiutando le banche, ad esempio, ma non sempre si ottiene ciò che si dichiara si vorrebbe ottenere, ovvero l’aiuto ai ceti più deboli. Spesso queste sono delle scusanti utilizzate per giustificare elargizioni di denaro pubblico nei confronti di determinati soggetti. Allora, se ne avessi la possibilità, donerei a chi ha bisogno reale, sapendo che il mio sacrificio, piccolo o grande che sia, anche se una goccia nell’oceano, ha dato un attimo di respiro a chi, in quel momento, era in difficoltà. D’altronde, donare a chi dovrebbe investire, vista l’avidità dei giorni nostri, comporterebbe un maggior guadagno per colui che investe, ma non si tradurrebbe, quasi sicuramente, in un vantaggio per chi lavora per lui, il quale sarebbe pagato sempre allo stesso modo e sarebbe già fortunato se avesse ciò che gli compete per legge, visto che gli imprenditori, spesso, mirando esclusivamente al proprio guadagno, non si preoccupano di sfruttare, letteralmente, i propri dipendenti, facendo leva sul loro bisogno di lavorare.

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