Il periodo di crisi che sta inquinando non solo l’aria ma anche la nostra vita quotidiana, soprattutto economica e sociale, ci sta portando via anche molta della nostra bontà d’animo.
Spesso mi capita di passare di fronte al supermercato che da pochi mesi ha inaugurato la propria apertura a 50m da casa mia. Passando per di là molte volte ho notato la presenza di un extracomunitario, mi verrebbe da dire quasi sicuramente senegalese, che si è quasi del tutto stabilito di fronte all’entrata del supermercato. Non so la sua storia e non mi sono mai permessa di chiedergli nulla, anche perché non sono solita fermare le persone per strada e chiedergli di loro. Sono sicura che lui non è né il primo né l’ultimo, e tanto meno il solo, a dover affrontare in qualsiasi modo questo momento. Molto spesso però mi pongo delle domande e mi chiedo come abbia fatto ad arrivare qui e se ha famiglia a cui magari manda una parte di quello che racimola per cercare di aiutarla. Poi penso a quanto superficiale siamo noi a ignorare persone come lui, ad avere la superbia di dire: “Se ne tornasse al suo Paese”, quando poi noi finiremo sicuramente nella sua stessa situazione se non ci muoviamo a rivoluzionare questo Paese.
L’unica cosa che ho potuto fare regalargli magari il resto che mi restava dopo aver fatto spese, anche solo fossero due centesimi, so che per lui possono fare davvero la differenza.

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