Uomini e donne seguiti ovunque, in ogni mossa, ogni errore corretto, ogni anomalia analizzata e rimossa da automi intelligenti al fine di rendere il sistema perfetto… Questa non è solamente la cornice di un famoso film fantascientifico degli anni ‘70, ma una possibilità, che a causa dei fatti politici e sociali che hanno interessato intere nazioni, potrebbe non essere poi cosi remota e utopistica. Il movimento sempre più vorticoso e incontrollabile di cose e persone, ha messo in allarme i servizi di intelligence di mezza Europa e di oltreoceano, in quanto la piaga del terrorismo, ormai presente da moltissimi anni, non si limita solamente ad investire il Medio Oriente e l’Africa, ma rischia di coinvolgere assai seriamente e da vicino, paesi convenzionalmente sicuri come Italia, Inghilterra, Francia, Germania, e Usa, già da qualche tempo nel mirino degli estremisti islamici. Immediatamente dopo i fatti accaduti il 13 Novembre a Parigi, ci si è resi conto di come il problema maggiormente impellente, non fosse quello di eliminare il terrorismo alla radice, bensì di fortificare e rendere inaccessibili a qualsiasi individuo ostile, interi stati o accreditati obiettivi. Diverse volte, le agenzie investigative di varie nazioni sono giunte a smascherare i numerosi trascorsi fra malintenzionati e radicalismo, gli stessi malintenzionati che si sono poi rivelati, per esempio, ideatori ed esecutori della carneficina francese alla sede del settimanale “Charlie Hebdo”. Nonostante questo, al tempo, non sono state prese precauzioni che potessero impedire la tragedia e le relative conseguenze; da quel momento, servizi segreti e polizia hanno irrobustito i controlli setacciando a fondo qualsivoglia pista. Fra le ipotesi più discusse del momento vi è sicuramente la creazione di un grande ed unitario servizio di intelligence europeo, al fine di facilitare il passaggio delle varie informazioni da un paese all’altro, tuttavia sta cominciando a serpeggiare proprio l’idea di una legge speciale che permetta un controllo totalitario in rete, così da anticipare i nemici e vanificare qualsiasi eventuale atrocità. Come nei giorni successivi agli attacchi di Parigi l’autonomia dei cittadini, perlomeno quella psicologica di uscire di casa, usare la metro, e vivere un giorno come gli altri è venuta meno, e probabilmente, se questi controlli dovessero essere attivati, ancora una volta l’indipendenza personale ne sarebbe danneggiata. E’ paradossale pensare che per preservare le nostre libertà (passeggiare per strada, andare al ristorante o a teatro) sia necessario violarle (controllare gli spostamenti, le conversazioni, le ricerche); la privacy è un diritto da sempre difeso e preteso, e la domanda che ci dobbiamo porre è: siamo disposti a trascorrere una vita relativamente tranquilla, sapendo di non poter godere dell’intimità dietro la quale celiamo anche, se ce ne fossero, debolezze o segreti? Il dilemma è cosi sottile da non corrispondere a nessun dogma morale che ci darebbe perlomeno un’indicazione, e per quanto sia persistente la paura che proviamo di fronte alla morte e all’insicurezza, la risposta rimarrebbe ugualmente personale. Certamente l’estinzione della privacy del singolo ha origini distanti da qui e ormai radicate, e se fino ad ora non abbiamo preso una posizione, né ce ne siamo addirittura mai accorti, renderla più marcata e irremovibile per una causa indiscutibilmente giusta, è accettabile.
Giovanni Vinchi

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