“Terrorismo” è una delle parole che ultimamente sentiamo nominare più spesso, insieme a guerra, kamikaze, kalashnikov, attentato e morte.
Dal 13 Novembre non si parla d’altro.
Da quando la capitale francese è stata messa in ginocchio, a distanza di nemmeno un anno dall’attentato terroristico del 7 Gennaio 2014, il terrore si è diffuso non solo a Parigi, non solo in Francia, bensì in tutta Europa.

“Non abbiate paura, non giocate al loro gioco”
Questa frase è una delle più ripetute in tutti i telegiornali e talkshow, ma siamo sinceri, chi riesce a non avere nemmeno un pensiero negativo?
Chi, in questa situazione che vede protagonista tutto il mondo, si sente al sicuro?
Pensare che persone innocenti vengano uccise a sangue freddo, solo perché si trovavano nel posto sbagliato al momento sbagliato, mi fa rabbrividire.
Vedere filmati di persone che, pur di sfuggire alla morte, si appendevano ai cornicioni delle finestre, mi fa rabbrividire.
Trovarmi davanti agli occhi immagini di donne, bambini, uomini e anziani stesi a terra e ricoperti di sangue, vero sangue, mi fa rabbrividire.
Chi sono questi terroristi per rubare la nostra libertà? Nessuno.
Sono solo persone come tutti noi. Umani fatti di carne ed ossa, come tutti noi. Sono però persone con la violenza dentro e le armi in mano.
E allora, nella rabbia e nel dolore, mi verrebbe da pensare che la cosa più giusta da fare sia annientarli, perché sono loro, a parer mio, il cancro dell’umanità. Nati per generare morte e distruzione.
Il governo francese si è fermato qui, bombardando in risposta la Syria, pochi giorni dopo gli attentati del 13 Novembre.
Ma, per quanta rabbia e dolore ci sia in me, in tutti noi, dobbiamo rimanere lucidi, perché rispondere alla violenza con altra violenza non è giusto.
Bombardare la Syria non significa uccidere gli jihadisti.
Bombardare la Syria significa distruggere i civili islamici, più di quanto essi non lo siano già.
E quindi la soluzione qual’è?
Beh, io non la so.
Io so solo che ho paura, tanta paura.
Paura che mi venga strappata la mia noiosa routine; paura di perdere altre persone innocenti; paura di non poter riuscire a realizzare i miei sogni, perché oramai anche viaggiare è pericoloso; paura che la mia città venga distrutta e che la città di qualsiasi altra persona venga distrutta.
Io ho paura di morire.
E se abbiamo paura in Italia, dove ancora non è successo niente, figuriamoci a Parigi, a San Bernardino, a Manchester.
C’è da dire che tutto ciò rappresenta la routine giornaliera di zone del mondo come la costa settentrionale dell’Africa, ma noi come europei non ce ne siamo mai preoccupati, giusto?
Perché a noi di donne, bambini, anziani che muoiono giornalmente in Libia, Syria, Iraq non ci interessa.
Sono posti lontani, per cui per quale motivo aiutarli?
Non dovrebbe essere così!
Siamo tutti umani, a prescindere da lingua, religione e colore della pelle, e, come tali, dobbiamo avere gli stessi diritti e doveri.
Quindi perché da un attacco terroristico in Francia scaturisce una guerra mondiale e la guerra siriana rimane la guerra siriana?
Una vittima francese, inglese americana o italiana ha lo stesso valore di una vittima africana, ma ciò sembra non essere riconosciuto agli occhi del mondo.
Dunque, la paura che percepiamo noi europei è lecita, sarebbe impossibile non averne, ma è la stessa paura che siriani ed altre popolazioni vivono perennemente e da molto più tempo di noi, ed è proprio questo l’obiettivo dei terroristi.
Perciò si, abbiate paura ma no, non abbattetevi, perché la miglior arma contro il terrorismo è forse il rispetto di se stessi, della propria tradizione e, soprattutto, della propria libertà.

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Commenti
  1. martinamaida 5 anni ago

    complimenti, hai svolto un buon lavoro. Mi

  2. jiuli98 6 anni ago

    Ciao dalla redazione i Carbo..Idrati.
    Volevo davvero farti i complimenti per il tuo bellissimo articolo, molto scorrevole e invoglia la lettura, inoltre

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