L’attacco alla Francia operato dai miliziani dello Stato Islamico è stato centro focale dell’interesse occidentale per settimane sfociando, come di consueto, in un fenomeno mediatico che ha generato disordine e disinformazione: molti, “sotto shock”, hanno accusato tutti gli islamici con atteggiamenti razzisti, hanno dato il loro conforto alle vittime con utilissimi hashtag e introducendo bandiere e tour Eifell in ogni loro profilo e, con estrema competenza in ambito diplomatico, militare e nucleare, hanno proposto un bombardamento atomico, senza, ovviamente, considerare minimamente modelli come la distruzione mutua assicurata o i rischi intrinsechi agli ordigni nucleari.
Superata la prima fase gli animi si sono raffreddati e si è iniziato a pensare ad un’ipotetica terza guerra mondiale e a preoccuparsi per i possibili obbiettivi sensibili specie in vista del giubileo fino ad arrivare agli ultimi giorni in cui molti hanno scordato la faccenda, come ulteriore conferma della profondità delle loro opinioni.
Analizzando i fatti l’attentato è certamente preoccupante sia perché è avvenuto in un paese occidentale, quindi strettamente controllato, anche a discapito di leggi e diritti naturali come recenti scandali quale il datagate ci hanno insegnato, sia perché ha colpito civili e immerso nel clima di terrore mediatico creato dallo Stato Islamico ha certamente destato molto timore. Tuttavia esso è il primo attacco operato dall’IS mentre l’attentato a Charlie Hebdo è attestato ad Al-Qaeda e il più recente in California non controllato da cellule ma “indipendente” e può essere motivato dai bombardamenti francesi precedenti.
Inoltre la politica di terrorismo mediatico e ora pratico potrebbe essere esclusivamente un metodo usato dallo Stato Islamico per tenere a distanza gli eserciti occidentali e mostrarsi più potente di quanto in realtà non sia; a sostegno di questa testi troviamo una diversificazione dei bersagli dell’IS in rispetto ad Al-Qaeda: quest’ultimo attacca bersagli americani mentre il primo opta per obbiettivi Sciiti che rappresentano l’anello di congiunzione con gli occidentali, volendo quindi tenersene a distanza.
Da parte dei governi occidentali, inoltre, questa situazione può essere sfruttata per violare ulteriormente la privacy dei cittadini specie se si considera che è bastato il collettivo di hacker degli Anonymous a danneggiare gravemente le reti di comunicazioni usate dai terroristi mentre le agenzie di intelligence, disponendo di migliori mezzi, dovrebbero essere in grado prevedere ogni possibile attentato o nodo di rischio e agire in modo mirato.
Anche se ormai il seme della paura è in ognuno e nonostante molti siano disposti a rinunciare anche a più di quanto sia necessario altrettanti desiderano mantenere la propria privacy e non temono direttamente per la propria vita sulla base di un analisi più approfondita della situzione.

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