Partiamo dall’attentato di Parigi del 13 novembre. Raramente in Europa si erano visti terroristi disposti a colpire a caso, nel mucchio, in uno stadio, in una sala per concerti, nei bistrots e nei ristoranti; tutto ciò aumenta la paura ma soprattutto la sensazione del pericolo imminente e incontrollabile. Può tutto questo giustificare la modifica della Costituzione? Il 28 novembre la Francia ha comunicato al Consiglio d’Europa la sospensione di alcuni diritti fondamentali a causa della minaccia ricevuta (si appella all’articolo 15 della Convenzione dei Diritti dell’Uomo, firmata a Roma nel 1950); il testo garantisce il diritto a un processo giusto, il rispetto della vita privata, la libertà di espressione e di religione. Il Governo di Parigi vorrebbe procedere ad arrestare e perquisire senza l’autorizzazione dei magistrati e nega anche il diritto di partecipare alle manifestazioni. John Dalhuisen, direttore per l’Europa e Asia Centrale di Amnesty International, il 19 novembre ha dichiarato:” Le misure di emergenza presentate al Consiglio d’Europa contemplano una radicale estensione dei poteri dell’esecutivo a scapito delle garanzie fondamentali dei diritti umani. Queste misure dovranno essere usate solo quando strettamente necessario, evitando che diventino un elemento permanente della strategia francese contro il terrore”. Di fatto questo stato d’emergenza ha dato alla polizia molti poteri. Tra le misure che potrebbero essere prese c’è anche la raccolta di dati sensibili sui cittadini: controllo di telefoni, posta elettronica, SMS, conversazioni social, addirittura coprifuoco, tutto questo giustificato dallo stato d’emergenza. Lo Stato avrebbe accesso a informazioni attraverso le quali potrebbe combattere i terroristi ma gli stessi dati potrebbero essere usati per diffamare e ricattare i cittadini; inoltre le informazioni così raccolte potrebbero essere diffuse, rubate o utilizzate per scopi privati o criminali. La Francia è arrivata a queste decisioni estreme anche a causa della consapevolezza di un parziale fallimento dei servizi segreti. Gli attentatori di Parigi non erano tutti collegati tra loro ma avevano una rete di persone con disponibilità economiche, informatiche e logistiche comuni; per tenere sotto controllo quello che possiamo definire il nostro nemico potremmo cominciare noi singoli cittadini a segnalare situazioni o atteggiamenti strani e sospetti. Ciò che renderebbe più efficace questa lotta sarebbe il coordinamento tra le intelligence europee. Ce lo ha insegnato quest’ultimo attentato.

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