Gentilezza, placidità, saggezza, prodigalità, ironia: questo era Socrate, uomo amabile e pozzo di sapienza, che rispetto al suo tempo (si parla del glorioso V secolo a.C.) era molto più “avanti”, come diremmo noi. Metteva a disposizione del prossimo la propria sapienza, parlava ai giovani, insegnava loro a non dare per scontato e inconfutabile tutto ciò che i dettami della polis impartivano loro, li voleva rendere liberi. Fu per questo suo atto di “tracotanza” che, nel 399 a.C., fu condannato a morte.
Persino quando gli offrirono gentilmente la cicuta da bere, lui rimase ironico e sereno fino all’ultimo, perché la morte non lo avrebbe atterrito, anzi, sarebbe stata la rinascita a nuova vita, una vita di giustizia e concordia.
Oggi, però, non si può parlare di giustizia e concordia, queste parole ci morirebbero in bocca prima ancora di essere pronunciate, perché siamo emaciati dentro dal terrore del terrorismo, che porta il nome di ISIS (Islamic State of Iraq and Syria).
Da quando è venuto l’inferno in terra, tutti viviamo con l’angoscia di “essere i prossimi”. Ieri è stata la Francia, ma domani, chissà, potrebbe essere la mia città.
Le Intelligence si sono mobilitate immediatamente, soprattutto sul web, mezzo di comunicazione e persuasione dei terroristi: si sono infittiti i controlli, le censure, persino le nostre chat tra amici possono passare sotto lo sguardo di agenti in incognito. Si cerca di fare piazza pulita in tutti i modi, pure invadendo la privacy. Ma siamo tutti accondiscendenti?
E’ normale che un utente non voglia intromissioni nella propria vita da internauta, nessuno vuole essere “messo a nudo” in questo modo; da un altro lato comunque, non siamo neanche autorizzati a collocarci in una posizione di biasimo, dobbiamo aprire gli occhi e andare oltre a questi capricci, rendendoci conto che viviamo nel terrore e, tra i mali che ci vengono dati come opzioni, siamo costretti a scegliere quello minore.
Oggi siamo costretti a scegliere tra Scilla e Cariddi, tra l’invasione della privacy e le sanguinolente decapitazioni dei malcapitati rapiti dall’ISIS. Non è una scelta facile, tuttavia vorrei spiegare perché io acconsento pienamente all’intromissione dell’Intelligence.
In questo preciso istante tutto il mondo starà procedendo nella sua quotidianità, le persone staranno pranzando, giocando, dormendo, ma di tanto in tanto questa precaria tranquillità viene violentata da un nuovo atto terroristico o più in generale da una sparatoria che ha mietuto decine di vittime (ricordiamo ciò che è accaduto in California ultimamente); a quel punto ci sentiamo di nuovo all’inferno, travolti dalla bufera della paura, nera come l’inchiostro e angosciante più di prima. Siamo tutti sul filo di un rasoio.
Anche io sento di vivere “a intervalli”: ora la mia preoccupazione è portare a termine la lezione di biologia per il giorno seguente, ora il mio pensiero passa accanto a quello delle strade parigine tinte di rosso, ora all’equazione da risolvere, ora alle decapitazioni eseguite in nome di un Dio che non ha colpe da parte di uomini con occhi, braccia, gambe ad altri uomini con occhi, braccia e gambe esattamente uguali a loro.
In questi momenti bui mi sento assalire da un turbinio di sensazioni amare: angoscia, tristezza, confusione, compassione, paura, non trovo neanche le parole per esprimere il mio ripudio verso questi atti demoniaci, forse perché fatti del genere non possono essere neanche commentati dalla lingua umana.
Ma sono di un parere e vorrei che diventasse una “massima” per tutti in questi tempi difficili: “Vivere come Socrate”, secondo me questa è una delle poche risposte che posso darmi e darvi, al momento, poiché vivere sempre in funzione del terrore, senza lasciar entrare un raggio di gioia, sarebbe come morire tutti i giorni. Io voglio vivere come Socrate, col sorriso sulla bocca fino all’ultimo dei giorni, senza rimpianti, senza ripensamenti, continuando a vivere come ho sempre fatto.
Voglio lasciarmi dietro cose belle, assieme a quelle brutte e vi invito con tutto il cuore a fare lo stesso.

Federica Maria Rotulo

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