Quando genio, fantasia, creatività, svago e divertimento si uniscono con la tecnologia e l’apprendimento, possono nascere grandi cose.

L’industria dei videogiochi, settore che fino a pochi decenni fa nemmeno esisteva, oggi sta acquisendo sempre più importanza nel moderno mondo tecnologico, rendendo il settore videoludico tra i più vivaci dell’economia globale. I primi videogiochi comparvero negli anni cinquanta negli ambienti di ricerca scientifica e nelle facoltà universitarie americane, ma ebbero un vero e proprio sviluppo solamente a partire dagli anni settanta, fino a raggiungere un livello di produzione ed incassi di notevoli dimensioni negli anni novanta e duemila.
In modo particolare, nel nostro Paese, l’industria dei videogiochi, sebbene sviluppi un giro d’affari ancora piuttosto contenuto e non possa essere ancora paragonata a quella di altre realtà nazionali più consolidate, è comunque in grande fermento e rappresenta sempre di più un’opportunità di lavoro e di business, fattore non trascurabile, specialmente in questo periodo storico di crisi economica.
Per capire meglio questa situazione, basti pensare che, in Italia, nell’arco di soli due anni il gaming ha raddoppiato il proprio fatturato, passando da venti milioni di euro nel 2012 a quaranta nel 2014, oppure che, secondo i dati fornitici da AESVI (Associazione Editori Sviluppatori Videogiochi Italiani) il mercato dei videogiochi ha chiuso il 2015 con un giro d’affari di circa un miliardo di euro e con un trend in crescita del 6,9% rispetto all’anno precedente, registrando valori in positivo per le vendite di software, console e altri accessori.
Come si spiega tutto questo successo da parte dei videogiochi? Secondo un’analisi condotta da alcuni psicologi dell’Università di Rochester, i principali motivi che spingono una persona a giocare ai videogame sarebbero diversi, come, per esempio, il fatto di sentirsi meglio, causato delle grandi soddisfazioni ottenute dalle sfide virtuali, il fatto di avere la possibilità di raggiungere successi e traguardi, che infondono grande senso di libertà e il fatto di avere la possibilità di comunicare con altri giocatori, favorendo, almeno nel breve periodo, una sensazione di autonomia personale, di competenza e un’iniezione di autostima.
Analizzando in modo più dettagliato l’oggetto della discussione, si può capire ancora meglio come il videogioco, nell’arco di solo mezzo secolo, dopo anni di sviluppo e innovazione, si sia evoluto fino a diventare parte integrante della nostra vita sociale. Esso ormai ha raggiunto un livello elevatissimo di qualità, giocabilità e risoluzione, garantendo sempre più meccaniche di gioco differenti, richiedendo maggiori abilità al giocatore e spaziando in molti e svariati generi, che possono essere avventura, azione, musica, ruolo, online, simulazione, sport, strategia o educazione.
Tutti questi possono essere raggruppati in due grandi categorie, che sono il videogioco simulativo, ovvero basato sulla simulazione delle regole del mondo reale; per esempio, i giochi di guida che riproducono una reale rappresentazione della fisica, oppure i giochi di guerra nei quali con un solo colpo la partita finisce; e il videogioco arcade, il quale, spesso, si gioca in un’apposita postazione pubblica a gettoni o a monete, e che risulta essere l’esatto opposto della tipologia precedente: in questo caso, al giocatore interessa solamente avviare il gioco e divertirsi all’istante, senza prestare attenzione ad altre peculiarità.
Personalmente parlando, non sono un grande appassionato di videogame e console; però devo ammettere che anch’io, ogni tanto, mi concedo qualche sessione di gioco nel tempo libero. Le mie preferenze sono assai limitate ed infatti, oltre a concedermi qualche partita a FIFA (gioco di calcio) con mio fratello o in solitaria, qualche missione di Grand Theft Auto (gioco di criminalità) oppure qualche gara automobilistica su Need for Speed (gioco di macchine), preferisco fare altre attività. Nonostante questo mio scarso interesse in materia, se fossi un game designer e, soprattutto, se ne avessi la possibilità, troverei interessante creare un gioco che possa far rivivere al giocatore alcune vicende storiche in prima persona, come, per esempio, trovarsi nei panni di Annibale nel fronteggiare i romani durante la seconda guerra punica, oppure rendersi protagonisti nelle spedizioni nel Mediterraneo orientale con l’obiettivo di conquistare e liberare la Terra santa, o sennò cercare di immedesimarsi in Napoleone Bonaparte durante il fallimento della campagna di Russia, con la conseguente ritirata e dolorosa sconfitta delle truppe francesi.
Certamente, queste, nella realtà dei fatti, sono state tragedie che sarebbe stato meglio eludere, come dice Konrad Adenauer in una sua ricorrente citazione “La storia è la somma totale delle cose che avrebbero potuto essere evitate”, però, dal mio punto di vista, riviverle sottoforma di videogioco, con il giocatore che si rende protagonista in prima persona, “ha un che” di affascinante, incantevole ed intrigante allo stesso tempo. Inoltre tutto ciò potrebbe essere utilizzato come un nuovo metodo di apprendimento dei fatti storici, con un approccio diverso, più diretto e sicuramente più coinvolgente, rispetto al metodo più tradizionale.

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