Mi sveglio e provo un dolore acuto alla testa.
Capisco di essere in verticale, le mie braccia agganciate a qualcosa alle mie spalle. Sento un leggero ronzio, come un motore in azione
Poi mi ricordo di aprire gli occhi, e subito mi pento di averlo fatto.
Sono ad una decina di metri da terra, bloccato alla parete di una stanza di forma circolare; al centro di questa vedo uno strano ripiano pieno di macchinari, schermi e pulsanti, e sulle pareti…
Intorno a me, nella mia stessa identica situazione, ci sono una dozzina di individui immobili. Nessuno di loro sembra in vita.
Non ho la minima idea di chi siano, di cosa sia questo posto e del perché io mi trovi qui, ma non ho il tempo di rifletterci.
Senza alcun preavviso il tratto di parete di fronte a me scompare con un’esplosione e un fragore assordante, portando con sé le creature incatenate.
Quando la polvere si dirada appaiono due figure, una incredibilmente alta e una incredibilmente bassa. Quest’ultima si avvicina e osserva la mia espressione sbigottita.
E’ un Nano.
Uno degli ultimi rimasti, probabilmente. Indossa un camice da laboratorio con una grossa borsa a tracolla, e la parte sinistra del suo volto è metallica come quella di un robot.
Smette di analizzarmi e afferma: – E’ lui.
L’altro individuo si mostra alla mia vista.
Sembra un umano, ma è alto ben più di due metri, il suo torso è grosso quanto un tronco d’albero e i suoi bicipiti sembrano meloni maturi. Con entrambe le mani impugna quello che ha l’aria di essere un cannone a fotoni. Mentre mi rendo conto di non sapere cos’è un cannone a fotoni, intuisco che ho di fronte un mezzo Gigante.
Ha un’espressione pacifica, un largo sorriso e occhi chiari. Ma al contempo mi sta puntando contro un minaccioso aggeggio metallico di cento chili.
Il Gigante fa fuoco e prima che possa rendermene conto sto precipitando in una pioggia di detriti. Chiudo gli occhi in attesa dell’impatto, ma vengo preso al volo come fossi un bambino.
– Preso. Vieni, piccolo, dobbiamo uscire di qui – tuona con voce profonda l’immensa creatura.
Finalmente riesco a dire qualcosa: – Chi siete? Cos’è questo posto? Che sta succedendo?
– Calma, ragazzo. Non abbiamo tempo da perdere; le domande le farai dopo – mi interrompe il Nano.
Si appropinqua alla struttura nel centro della stanza e comincia a digitare qualcosa sull’apparecchio.
– Teneteli occupati – ordina perentorio.
– Tenere occupati CHI? – grido.
– Loro! – risponde il Gigante, con il tono di un ragazzino al suo compleanno.
Mi volto verso il cratere che i due hanno lasciato al posto della parete e ciò che vedo mi terrorizza.
Un’orda di soldati perfettamente armati ed equipaggiati sta avanzando verso di noi, mentre una voce ci intima di arrenderci. Istintivamente mi nascondo dietro a delle macerie.
Il Gigante estrae qualcosa dalla cintura e la piazza a terra tra sé e i nemici.
– La preghiamo di non attivare il congegno. Se attiverà il congegno, apriremo il fuoco – ci informa la voce, fin troppo gentilmente.
Il mio liberatore li ignora.
Un muro di luce semicircolare del diametro di circa cinque metri si solleva da terra partendo dal dispositivo; contemporaneamente i soldati cominciano a sparare.
Con stupore scopro che i proiettili laser vengono bloccati dallo scudo appena eretto, e dietro di esso il Gigante imbraccia la sua arma.
– Beh? Cosa fai lì impalato? Aiutami, diamine – esclama premendo il grilletto.
Il cannone emette un raggio luminoso che si dirige sugli uomini e termina il suo percorso in un’esplosione.
– Cosa dovrei fare? – chiedo disperato ed esasperato.
– Combatti, no? E’ per questo che ti abbiamo salvato. Usa il tuo potere!
E di colpo qualcosa mi torna in mente. Guardo le mie mani e vedo le sottili giunture che le percorrono, che non dovrebbero esserci in un normale corpo umano.
Un’apertura compare all’altezza del polso, che si sposta al di sotto del braccio rivelando le sezioni meccaniche all’interno. La mano viene sostituita dalla canna di un fucile. Quelle che sembravano le mie scapole si sollevano per lasciare il posto a due propulsori. Mi alzo in volo e mi preparo all’attacco.
In quel momento un gigantesco portale si apre alle mie spalle.
– Fatto. Venite, forza. Smettetela di giocare! – grida il Nano per sovrastare il frastuono.
Rimango immobile, sempre più confuso, quando il Gigante mi afferra e mi trascina con sé.
– Andiamo, amico. Abbiamo bisogno di te.
– Per che motivo VOI avete bisogno di ME perché mai dovrei seguirvi?
– Se preferisci restare a morire sotto i colpi dei laser, fai pure. Quanto alla prima domanda, la risposta è semplice: ci servi per salvare la galassia.
Ed entro nel portale del teletrasporto.

Quello che avete letto non è che l’introduzione di un videogame, ma che potrebbe benissimo essere un racconto o un film.
La storia che immagino, e che potrei proseguire, racconta di un mondo fantasy simile a quello di Tolkien, in un futuro immaginario in cui nani, orchi e elfi sono razze aliene.
Il tutto non è ambientato sulla Terra, ma in un universo il cui governo corrotto e tirannico sta lentamente cancellando ogni traccia di libertà.
Il protagonista, ossia il personaggio che impersoneremmo nel gioco, è un’arma da guerra vivente costruita dall’esercito; egli viene rapito da un gruppo di mercenari ribelli e si unirà a loro per combattere i suoi stessi creatori e portare la pace.
Ciò che ho scritto è solamente un’idea, un concetto abbozzato, ma non è forse da idee come questa che hanno vita grandi progetti?
Vorrei soprattutto soffermarmi su una cosa: i videogiochi sono una forma d’arte.
Includono disegno, musica, scrittura, regia…
Troppo spesso li vedo considerati come una perdita di tempo, qualcosa di sciocco e infantile, quando rappresentano invece una delle forme di intrattenimento più coinvolgenti e complete del nostro tempo.
Purtroppo tendiamo sempre a fare di tutta l’erba un fascio, e tutto ciò che è nuovo e diverso ci sembra peggiore.
Vi invito quindi a non essere “razzisti” verso questo genere di opere.

0
0 Commenti

Lascia un commento

CONTATTACI

Hai una domanda? inviaci una e-mail e ti risponderemo al più presto.

Il Quotidiano in Classe è un'idea di Osservatorio Permanente Giovani-Editori © 2012-2020 osservatorionline.it

Effettua il login

o    

Hai dimenticato i tuoi dati?

Crea Account