Quando sento parlare di economia mi vengono subito alla mente vocaboli come: recessione, crisi, declino, decadenza ed altri.
Purtroppo, i dati statistici ci dicono che in Italia da molti anni i poveri stanno diventando sempre più poveri, la classe media sta scomparendo, mentre al contrario i ricchi stanno diventando sempre più ricchi.
Sono situazioni tipiche dei paesi del Terzo Mondo, dove il divario tra i pochi ricchi e i molti poveri è enorme.
Infatti, se guardiamo il reddito pro-capite, vediamo che ci sono province del meridione d’Italia con risorse uguali o poco superiori a paesi dell’Est Europa o asiatici.
Altro segno del progressivo impoverimento del nostro Paese è la continua fuga all’estero dei laureati; sembra quasi che stiamo tornando ai tempi dell’inizio del Novecento in cui milioni di giovani emigravano in cerca di lavoro.
Anche i pensionati, una volta considerati categoria abbastanza tutelata, ora con i continui tagli stanno lentamente scivolando verso la povertà.
Si sta verificando un sistema abbastanza strano: l’emigrazione anche dei pensionati verso paesi con un costo della vita più basso per poter far quadrare i conti della loro pensione, ormai insufficiente in Italia per una vita decorosa.
Leggo che i conti previdenziali sono sempre più in rosso e l’età per raggiungere la pensione sta crescendo continuamente: spero che anche questa non sia una categoria in via di estinzione.
Quello che più mi amareggia è che ci sono, invece, molti privilegiati (soprattutto politici, ma non solo) con pensioni di decine, a volte centinaia di migliaia di euro all’anno.
Si tratta di pensioni cosiddette retributive, cioè non pagate in base ai contributi versati, ma pagate in base a privilegi legali, fatti su misura spesso dagli stessi interessati.
E qui il discorso fatalmente scivola in politica, poiché sono loro i nostri principali dirigenti. Si è appena conclusa l’ennesima campagna elettorale con grandi promesse più o meno da tutti i partiti per pensionati, lavoratori, imprenditori; sappiamo ormai quanto queste promesse verranno poi ridimensionate o annullate.
I ricchi non politici in Italia, quelli che magari la ricchezza se la sono guadagnata dopo anni di sacrifici oppure, più fortunati, la hanno ereditata, sono sempre meno, in quanto anche loro stanno andandosene (con le loro ricchezze) verso paesi con meno burocrazia e più stabilità, o peggio verso paradisi fiscali dove con i soldi si può fare ciò che si vuole.
Sappiamo tutti quanto la fuga dei capitali sia deleteria per la nostra povera economia. Le persone più abbienti dovrebbero avere l’onore, ma anche il dovere di amministrare i loro beni nel paese che li ha visti affermarsi creando, quindi, posti di lavoro in Italia.
Ho sentito che molte “eccellenze” italiane (industria nautica, orafa, turismo d’élite e altre) sono in crisi a causa della scomparsa delle persone che potrebbero usufruire di questi lussi, con conseguente impoverimento di tutta la provincia.
Tutti vorremmo raggiungere un tenore di vita tale da soddisfare i nostri sogni e quindi una sufficiente ricchezza che permetta di arrivare con soddisfazione fino alla pensione, anche se questo non sarà certo possibile per tutti, poiché la povertà è una piaga non facile da debellare.

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