Quante volte abbiamo sentito dire negli ultimi anni che l’Italia è ‘un paese di vecchi’ e per vecchi. Il nostro paese si colloca al terzo posto nella classifica degli stati con la popolazione più vecchia al mondo, dopo Giappone e Spagna. Questo risultato statistico è dato dall’insieme di più fattori quali il calo delle nascite e l’aumento della speranza di vita grazie al miglioramento delle condizioni sociali.
I giovani se ne vanno dalla casa dei genitori sempre più tardi, l’età del matrimonio è aumentata e così anche l’età media in cui le donne partoriscono i loro figli. Ma queste nuove caratteristiche sociali influenzano la vita e l’economia italiana? Eccome se lo fanno. Secondo i vari sondaggi e le statistiche fatte da Info Data, una sezione specifica del quotidiano ‘Il Sole 24 Ore’ dedita agli studi statistici, i dati relativi a ricchezza e povertà nel nostro paese sono fortemente influenzati dall’alta percentuale di pensionati nella popolazione. I dati relativi alla ricchezza media sottolineano come i pensionati stanno molto meglio, in merito di possesso di capitale, della nuova generazione di under40 che ha visto la sua ricchezza media dimezzarsi negli ultimi dieci anni. Certo a causa della crisi economica anche il valore delle pensioni ha subito un ribasso, ma non così evidente o eccessivo. Come per ogni situazione, il bel paese si divide immancabilmente in due. Al nord la ricchezza, così come l’importo delle pensioni, è maggiore che al Sud. Sempre secondo questi dati però la povertà al Sud raggiunge livelli abbastanza preoccupanti, soprattutto per quanto riguarda i giovani afflitti dalla disoccupazione. Qui sorge un problema: si tratta di colpe delle nuove generazioni o del governo del paese? Certo, non possiamo considerare questi dati come del tutto affidabili; non contano l’evasione fiscale che, purtroppo, è un fenomeno molto diffuso e modificherebbe radicalmente il risultato di quest’indagine. Molti giovani si affidano al lavoro in nero per guadagnare dei soldi, perciò non possiamo considerare queste statistiche come veritiere.
A mio parere, la ricchezza non deve essere l’unico fattore per la valutazione del benessere di un paese. Esiste, infatti, un nuovo metodo che calcola il tasso di sviluppo di una nazione analizzando più fattori (economia, salute, tenore di vita, educazione scolastica) e calcolando con una media geometrica un valore che va da 0 a 1, con 1 come valore massimo di benessere. Il nostro paese si colloca al ventiseiesimo posto con un buon 0,887. Questo è un dato incoraggiante. Nonostante la crisi economica e le difficoltà che il nostro paese riscontra nel mercato mondiale per il lento processo di innovazione tecnologica ma anche organizzativa, riusciamo ad ottenere un buon punteggio.
Sarà anche vero, ci sono molti più anziani che giovani nel nostro paese, ma l’indice di sviluppo sottolinea che in Italia si sta bene, si vive meglio. In fin dei conti non è poi così male la nostra penisola.

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