Caro governo ti scrivo così mi distraggo un po’, e siccome sei molto lontano (a quanto pare) più
forte ti scriverò… Ma la televisione ha detto che il nuovo governo, porterà una trasformazione e
tutti quanti stiamo già aspettando…, si potrebbe dire parafrasando Lucio Dalla. Ovviamente
sarebbero tante le cose da chiedere al nuovo governo, ma siccome l’invito del buon Tremolada è
quello di “non scrivere dei plichi, ma scegliere una priorità, una per tutti…!”, l’interesse non può
che volgere verso la scuola. Il mondo della scuola, infatti, sta guardando con grande attenzione
l’evolversi della situazione politica che porterà alla eventuale formazione del nuovo governo. Il
prossimo esecutivo avrà un compito molto importante per il futuro della scuola italiana e il nuovo
Ministro troverà sul tavolo temi molto delicati: la “Buona scuola”, il problema dell’alternanza
scuola-lavoro, il fenomeno del bullismo e del cyberbullismo, l’uso dei cellulari e delle nuove
tecnologie, il rapporto docenti-discenti e il ruolo dei genitori anche alla luce dei recenti fatti di
cronaca, ecc. ecc. Ma quello che si chiede, paradossalmente, non è un nuovo intervento legislativo,
frutto magari della ricorrente smania di intestarsi l’ennesima riforma che magari porti il nome
dell’ennesimo Ministro, così da rimanere nella “storia”, bensì, un patto di “pacificazione”. Infatti
ciò che colpisce nelle vicende scolastiche è la difficoltà a stabilire un dialogo sincero tra chi vive
quotidianamente nelle aule scolastiche e chi, invece, agisce nei palazzi della politica. La scuola non
è e non può essere un semplice comparto della Pubblica Amministrazione, ma un fenomeno
culturale, una istituzione che ci dovrà formare come futuri cittadini. Di conseguenza attorno alle
sorti della scuola dovrebbe manifestarsi una concordia nazionale, scattare un’empatia tra i decisori
politici e tutti noi che costruiamo, insieme ai nostri insegnanti, giorno dopo giorno questo delicato
servizio. Per esempio non sarebbe sostenibile un’esclusione a priori di noi studenti come fulcro
della riforma: non ci sono ragioni a sé stanti nel lavorare sulla scuola che non siano legate al
miglioramento dei livelli di apprendimento degli studenti e, più in generale, al benessere scolastico
proprio dei discenti. Con la scuola riparte l’Italia e siamo proprio noi studenti quelle energie
rinnovabili in grado di rimettere in moto il Paese non con sussulti temporanei, ma con traiettorie di
medio e lungo periodo. Serve, in buona sostanza, uno scatto di generosità, un confronto autentico
tra tutti gli attori protagonisti, sui valori in gioco, non abbiamo bisogno dell’ennesimo lifting
imposto dall’alto, ma una nuova vision, una nuova stella polare che possa fungere da guida in
questo delicato momento storico.

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