Trovare sulla prima pagina del giornale foto di città distrutte, case allagate, terremoti devastanti e vittime innocenti ormai è diventata abitudine. Ci lamentiamo, pretendiamo di più, ma la realtà è che nessuno tra tutti di noi fa il primo passo per sistemare la situazione. Giudicare di meno e agire di più sembra troppo difficile al giorno d’oggi.
Siamo così abituati a macchinari e apparecchi tecnologici da aggiustare tanto da dimenticarci che non viviamo su un mondo robotico fatto di fili, collegamenti e congegni: la Terra non può essere riparata, non ha tasti di accensione e spegnimento; la Terra va amata, coltivata e soprattutto difesa.
Viviamo in una società in cui non ci importa di guardare oltre la staccionata del nostro giardino, cercare di capire cosa accade realmente e aiutare; ci basta pensare a noi stessi, il giusto per essere a posto con la coscienza.
Non siamo in grado di difendere la nostra Terra perché l’approccio è sbagliato, la nostra mentalità è sbagliata.
Il mondo è casa nostra, senza di esso non esisterebbe più nulla e quindi perché lasciarci cadere addosso le macerie che ci causiamo da soli?
Smettiamola di augurarci che non succeda mai, il pericolo c’è e dovrebbe esserci anche la voglia di difendere ciò che ci permette di vivere.

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