“Credo che avere la terra e non rovinarla sia la più bella forma d’arte che si possa desiderare”
è con questa frase pronunciata dall’artista Andy Warhol che questa settimana decido di aprire il mio articolo, in quanto ho intenzione di trattare un argomento che in questo periodo ,soprattutto in Italia, sta facendo molto discutere, e cioè la salvaguardia dell’ ambiente in cui viviamo, ponendomi una domanda piuttosto spinosa: Perché non riusciamo a difendere la nostra Terra?
Infatti è chiaro come, pur avendo assistito, nell’ultimo decennio, ad un forte cambiamento del nostro paese in favore, ad esempio, della raccolta differenziata nei comuni o della creazione di zone a traffico limitato nelle grandi città, l’Italia continui ad essere devastate da frane, alluvioni ed esondazioni, che pian piano stanno mettendo il nostro paese in ginocchio e che stanno spingendo il nostro governo a decisioni drastiche, infatti come scrive il sole 24 ore “per affrontare seriamente il rischio di catastrofi, l’Ania, associazione delle imprese assicurative, ha calcolato che servono non meno di 30 miliardi di euro” , soldi che dunque hanno intenzione di ricavare imponendo a tutti gli italiani una polizza assicurativa contro le calamità naturali.
Inoltre, spostandoci in un ottica a livello europeo, è possibile leggere che, secondo le conclusioni dell’ ultimo rapporto sulla qualità dell’aria, pubblicato dall’Agenzia europea per l’ambiente (AEA), “Circa il 90 % delle persone che vive nelle città dell’Unione europea (UE) e’ esposto a livelli di inquinanti atmosferici ritenuti nocivi per la salute dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS)”.
A mio parere quindi, penso che il vero nodo della questione sia facilmente individuabile gettando un occhio sul passato, infatti se oggi ci ritroviamo di fronte a scenari, in cui non è possibile fare altro, se non cercare di mettere insieme i cocci di una natura ormai fuori controllo, è soltanto colpa del fatto che prima del Protocollo di Kyoto nel ‘97, a cui oltretutto grandi potenze come la Cina e gli USA non hanno aderito, non è stato fatto nulla di veramente importante per intervenire su un simile problema, ma anzi, a partire dalle prime due rivoluzioni industriali, l’uomo ha intrapreso uno sfruttamento selvaggio nei confronti dell’ambiente, di cui oggi ne paghiamo care le conseguenze, poiché hanno portato alla creazione di dinamiche di interessi difficili da spezzare e che molto spesso rappresentano il vero ostacolo alla formazione di una efficace politica di salvaguardia ambientale.
Perciò in conclusione mi piacerebbe esortarvi a non smettere di fare quei piccoli gesti quotidiani come buttare la gomma americana nei cestini e non per terra o chiudere il rubinetto dell’acqua mentre ci si spazzola i denti, poiché, pur scoraggiandoci leggere cose di questo tipo, non dobbiamo mai dimenticare che anche la più semplice di queste azioni, se compiuta da tanti, può risultare veramente importante per la protezione della più grande, ma allo stesso tempo più fragile delle case, e cioè la Terra .

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