Al giorno d’oggi si tende a prestare importanza in modo
morboso alla propria forma fisica, per la necessità di
corrispondere ad un canone estetico esposto dai modelli
sociali, falsati dai media, che richiedono corpi perfetti,
ossia smunti ed esili. Chi riesce ad apparire conforme
a quei parametri di immagine e, quindi, di peso, viene
gratificato; al contrario, chi non è abbastanza snello o
non ha una corporatura scarna ed emaciata si sente
brutto e poco attraente, per cui la persona, che pensa di
dover essere considerata, tende a mangiare meno.
Questo fenomeno, che assume il nome di anoressia,
è talmente diffuso nella nostra società da essere
considerato una vera e propria epidemia, perché
attraversa tutti i ceti sociali e in particolar modo la fascia
giovanile e generalmente le giovani ragazze.
Il fatto di sentirsi oggetto di derisione da parte degli
altri per la propria forma fisica non è l’unico motivo che
induce le giovani a non voler assumere cibo, infatti ciò
potrebbe dipendere anche da un dramma familiare,
come quello di essere fortemente trascurati dai propri
genitori, da un evento traumatico, come la morte di un
caro, o le continue frustrazioni, come il credersi incapace
di raggiungere il peso desiderato.
L’anoressia agisce sulle vittime come una droga:
inizialmente si va sul leggero e ci si gode i momenti
di estasi, ovvero il raggiungimento parziale del peso,
successivamente si passa ad una dose più pesante,
cioè si mangia di meno fino a diventare completamente
dipendenti, giungendo, nei casi più gravi, alla morte.
Sono molte le ragazze che cadono in questo tranello.
Infatti, come ci conferme l’osservatorio ABA e ISTAT “l’8/
10 % di ragazze soffrono di anoressia. Questo fenomeno
si manifesta prevalentemente tra i 12 e i 35 anni”.
Questi dati sono molto allarmanti. E’ assolutamente vero
che non è facile uscire da questo tunnel. Le ragazze
che soffrono di anoressia necessitano di un sostegno e
incoraggiamento costante da parte dei genitori e degli
amici, ma in particolar modo conta il loro atto di volontà
di porre fine a questo lento processo che conduce alla
morte.
Mia madre ebbe la determinazione e la forza di dire
addio all’anoressia. Lei entrò in quel tunnel spaventoso
all’età di dodici anni, causato dalla mancanza di amore
e attenzione da parte dei suoi genitori. Inizialmente, essi
si preoccuparono per lei ma, con il passare del tempo,
ritennero un peso avere una figlia che si rifiutava di
mangiare. Per questa ragione, mia madre si scoraggiò
ulteriormente, cosicché un medico le riferì esplicitamente
che se questa situazione fosse perdurata, lei sarebbe
morta. Così decise di non fare quel passo che l’avrebbe
fatta precipitare nel baratro. Il processo di recupero è
stato molto lento e difficile, ma grazie a Dio l’ha superato.
Purtroppo accade spesso che episodi di questo genere
terminano in maniera drammatica. L’invito a tutti coloro
che hanno in famiglia o tra gli amici persone che soffrono
di anoressia è di mostrare amore e incoraggiare ad
uscire da questa schiavitù.
Bisogna incamerare questo concetto: l’importante non è
corrisponder e a un certo canone di bellezza, quello che
conta realmente è curare la bellezza del proprio cuore.

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