Il tema della smaterializzazione dei contenuti non va semplificato ad un unico insieme che contenga la totalità delle tipologie e dei supporti. Prima di tutto, riferendoci all’universo dei libri, bisogna far presente che ci troviamo ancora alle fasi iniziali del fenomeno, poichè la prima generazione cresciuta con completa disponibilità di piattaforme digitali è ancora in sviluppo. Sta crescendo in un periodo di transizione dove la carta domina in gran parte degli ambiti scolastici. Significa che, continuando a combinare l’uso di dispositivi elettronici e cartacei, rimane forte il confronto e quindi un inevitabile prevalere degli uni sugli altri e viceversa. Conoscendo altrettanto bene il mondo delle pagine scritte e quello dei pixels, è ancora difficile non avere una preferenza -o una tendenza- per l’uno o per l’altro. Nel momento in cui una generazione crescerà in totale assenza di carta, e quindi non le sarà possibile approcciarvisi nel periodo di maggiore duttilità comprensiva, si potrà iniziare a definire la situazione. Per noi, che siamo cresciuti solamente con supporti cartacei e solo più tardi abbiamo iniziato ad utilizzare il digitale, la preferenza è personale e per questo varia. Avendo, però, ampiamente sperimentato un rapporto fisico con il contenuto (e quindi il sapere appreso), troviamo impegnativo trovare un’altrettanto efficace fisicità con dei contenuti che scorrono via con un tocco sullo schermo. Lo confermano diversi studi che vanno dai primi anni ’90 (agli albori della “rivoluzione digitale”) ad oggi. Con, alle spalle, larga esperienza con l’apprendimento via carta, pare si ricordino più vagamente i contenuti in digitale. Appunto, è una problematica di noi, “pionieri” di quest’era, che non possiamo sapere come si presenterà a quelle generazioni future di cui si è parlato poc’anzi.
Come detto precedentemente, la tipologia libro costituisce un caso a sè. Probabilmente perchè, in secoli di storia, ha assunto un tale ruolo nelle nostre società da essere meno flessibile a cambiamenti.
La musica, invece, conobbe il proprio rivoltamento quasi un secolo fa, con l’invenzione della registrazione. Dall’evoluzione che ne seguì, siamo arrivati fino al CD. Con la digitalizzazione dell’audio e la diffusione di iPod quindici anni fa, c’è stato un radicale cambio di direzione, probabilmente più indolore. Avendo una storia alle spalle “a misura di vita umana”, la musica registrata trova negli appassionati per CD e vinili solo una ristretta cerchia di nostalgici, e nulla di più. Oggi tutti usano ovunque i propri telefoni per accedere ad una libreria musicale pressochè infinita: essendo il suono stesso, al tatto e alla vista, del tutto immateriale, non si verifica alcun doloroso divario. In pochi sentono il bisogno di stringere una copertina per apprezzare il contenuto musicale, il vero obiettivo è poterlo fare in una gita in montagna o mentre si studia.
Il formato del video (cioè il cinema) in modo simile, non soffre della sua diffusione priva di supporto. La videocassetta e il DVD, nati per portare i film dal cinema alle case, sono stati solo un passaggio verso l’attuale disponibilità su internet.
Il mondo del libro (attualmente molto legato alla sfera dell’apprendimento), è in qualche modo opposto a tutti gli altri, di cui audio e video fanno parte.

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