Jean Paul diceva: “Il ricordo è l’unico paradiso dal quale non possiamo venir cacciati”. Detto nel mondo del ventunesimo secolo, il mondo della globalizzazione e della tanto amata tecnologia, la credibilità dell’aforisma del famoso scrittore tedesco viene sicuramente meno. Già, perché probabilmente sarà anche vero che dal ricordo non si può venir cacciati, ma se fossimo noi ad estraniarci da essi?
Beh, a giudicare con tanta di obiettività, i ricordi vengono sempre meno memorizzati per via, soprattutto, di quel grosso nemico che annienta ogni minima traccia del passato favorendo prettamente il presente e una vista più ravvicinata e sicura del futuro, il pregresso tecnologico. Riassumendo, non rimarrà niente di noi. Proprio così, i ricordi sono l’uomo, sono la storia propria di un viaggio lungo e ricco di tappe, tappe contrassegnate proprio da questi “flashback”, presenti fra DVD, film o libri che siano. Tutto questo reca tanta tristezza e soprattutto comporterà tanta di quella nostalgia, che seduti vicino al fuoco, nel raccontare le fatidiche “avventure” ai propri nipotini, non rimarrà che un sorriso e una piccola lacrimuccia ad attraversare le linee oramai evidenti del viso.
E allora cosa fare? Il pregresso non si potrà mai fermare, ma il ricordo sì. Quest’ultimo va preso, fermato e racchiuso in quel bagaglio umano che ciascuno di noi possiede, una grossa valigia all’interno della quale c’è ognuno di noi, una sorta di pellicola di quella vita tanto amata e tanta giovane. E allora? Salviamo i ricordi, salviamoci prima che sia troppo tardi.

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