L’evoluzione sviluppa tecnologia e la tecnologia accelera l’evoluzione, un circolo virtuoso, o vizioso a seconda dei punti di vista, che oggi comporta mutazioni drastiche dei costumi in pochi decenni.
La digitalizzazione dell’intrattenimento rientra in questo processo: per millenni la fruizione di spettacoli musicali o teatrali avveniva letteralmente dal vivo finché, con l’avvento dell’organo idraulico dei fratelli Banū Mūsā nel IX secolo e l’invenzione del Fenachistoscopio, diretto antenato del moderno cinema per funzionamento, nel 1833, le opere non iniziarono ad essere registrate una volta e riprodotte illimitatamente.
I passi successivi a questi importanti traguardi non tardarono ad arrivare e, spinti dalla necessità di migliori qualità e distribuzione più ampia, comportarono l’utilizzo di svariati mezzi analogici fino alla fusione con l’informatica e la trasformazione delle opere in codici binari; questi possono essere salvati in dischi personali o forniti come flusso da internet, accessibili in ogni momento e in ogni luogo.
Al contrario dell’evoluzione fra specie, dove solo la migliore sopravvive, il superamento di un supporto, specie se molto usato, può dare allo stesso nuova linfa dato che un collezionista può capirne sia il valore economico che i pregi: basta notare che nonostante i vinili siano stati superati dai CD, e questi ultimi abbiano ceduto il passo allo streaming, sono incisi tutt’ora aumentano le vendite ogni anno.
Il digitale presenta vantaggi considerevoli e merita di essere considerato positivamente specie perché la sua diffusione non rappresenta una minaccia ai supporti tradizionali ma solo una valida alternativa.

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