In un mondo dove qualunque informazione si trova aprendo un computer e cliccando un semplice “OK”, in cui le video cassette e i libri sembrano essere diventati ormai obsoleti, quanti nonni ripetono ai loro nipoti “si stava meglio quando si stava peggio”? C’è chi ha vissuto negli anni ’60,’70 e ’80 e li ricorda con nostalgia, anni in cui i ragazzi aspettavano con ansia il giorno della paghetta solo per comprare il cd appena uscito della loro band preferita, ragazzi con le camere tappezzate di poster e foto delle star che ammiravano e c’è, invece, chi ne ha sentito solo parlare e prova una sensazione di invidia verso qualcosa di così affascinante e curioso, verso le collezioni conservate come trofei nelle vetrinette dei nonni. Vivere qualcosa senza poterla toccare impedisce di viverla in pieno, di capirne il valore: musica e film hanno perso, infatti, forma e volume, si dilatano, come liquidi, nello spazio virtuale, invisibile del web. Oggi non ci sono tracce di videoregistratori, mangiadischi, stereo, sono sparite le pile di libri e i rullini di foto non ancora sviluppate: non c’è più niente che occupi uno spazio “solido”, tangibile, pare che il tridimensionale sia passato di moda, sembra appartenere ad un tempo lontano, troppo lontano per essere reso attuale. Ci si preoccupa, quindi, sempre di più soltanto dei gigabyte rimasti, di dover fare il backup prima che sia troppo tardi, prima di perdere tutto il lavoro svolto, ma ciò di cui le nuove generazioni non si rendono conto è che i ricordi più piacevoli sono quelli che si possono toccare con mano, che si possono palpare e annusare, per recuperarne ogni particolare, nascosto dietro ad un’emozione o un evento. È difficile pensare che una chiavetta usb possa, in futuro, trasmettere le stesse sensazioni di un libro o di una canzone ascoltata da un jukebox e ballata al chiaro di luna: cosa resterà agli adolescenti di oggi, rappresentanti di una generazione mai contenta perché vorrebbe avere tutto nel modo più veloce possibile? Cosa potranno tastare per ricordare con dolce nostalgia i loro “anni d’oro”? In una società definita liquida, senza punti di riferimento stabili, complessa e fragile proprio perché imprevedibile, resta da vedere se la memoria potrà avere un futuro come lo ha avuto per le generazioni precedenti, se sulle passerelle del domani sfileranno di nuovo macchine da scrivere, cassette e polaroid o se resteranno modelli di computer e tablet sempre più sottili, al confine dell’anoressia.

1 Comment
  1. mikyreporter 7 anni ago

    Titolo semplicemente stupendo. penso che alcuni oggetti passati di moda non sia del tutto out. Chi

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