Le statistiche parlano chiaro: gli italiani sono dei buongustai e spendono in media 770 miliardi di euro l’anno per i propri pasti. Ma questi dati non pongono solamente in evidenza il flusso economico che è passato per la nostra penisola nel 2016, mostrano invece come la situazione del Bel Paese, durante una crisi nera se non oscura, si stia evolvendo. Parecchi sono i segni positivi: per fare un esempio, le famiglie italiane non rinunciano a recarsi nei ristoranti per consumare in compagnia una bella cena, piuttosto che sedersi al tavolo di un fast food. Altrettanti sono i dati che riguardano i cambiamenti nella mentalità popolare, tra cui l’ammissione dell’un tempo elitario cibo vegano nel paniere dell’Istat, e nei confronti della propria salute e benessere, come la diminuzione dell’acquisto di caffè, sostanza spesso sconsigliata dai medici perché causa di aumenti di pressione o insonnia; ciò indica che la società tiene a sé stessa e nel futuro si tutelerà sempre di più, ma soprattutto che la fiducia nella medicina, negli ultimi tempi venuta a scarseggiare (come nel caso vaccini), sta tornando una realtà quotidiana. Un’altra informazione scaturita da certe indagini testimonia l’aumento spropositato della quantità di denaro impiegata in tariffe ed abbonamenti telefonici, giunta ad un picco di nove miliardi di euro. Pochi si sorprendono per una conclusione del genere, in un mondo in cui le lettere conosciute sono soltanto quelle dell’alfabeto, ma l’interesse cade soprattutto sul mezzo piuttosto che sull’oggetto. Tanti soldi, o meglio, tante cifre spese in minuti, in Internet, in risorse in un certo senso astratte: proprio questo sta divenendo l’economia italiana e globale, astratta. Con l’avvento di E-Banking, bonifici online e da casa, carte di credito, bancomat, ciò che prima erano le banconote oggi è un simbolo, un numero. Si va in un negozio e si ha intenzione di comprare qualcosa? Ecco una “strisciata”. Al supermercato non si ha il tempo di mettere mano alla tasca? Un’altra “strisciata” e via così. Non si ha più reale consapevolezza di ciò che si spende, di ciò che si è guadagnato con fatica: cifre che volano, fluttuano nelle menti e nei conti. Allora questa potrebbe essere l’unica vera previsione per il futuro, in cui la società non darà più che mai peso a cosa, e magari a chi, in passato contava davvero.

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