Salvo che agli specialisti, il sistema economico di un paese risulta molto ostico da capire e talvolta assurdo per i comuni mortali, spesso all’oscuro delle particolari storie nazionali con cui l’economia si intreccia. Essa è condizionata, all’interno, dai “furbacchioni” capaci di evadere le tasse o di trovare scappatoie per arricchirsi ai danni dello stato stesso, ma anche eventi esterni, come il coinvolgimento in un conflitto, possono influire molto. In questi casi, la prima ripercussione visibile è un peggioramento dell’andamento della borsa negli stati belligeranti: il popolo decide di non investire i suoi soldi, perché non si sente sicuro della stabilità del proprio paese e preferisce tenere i propri guadagni per situazioni di necessità. Il secondo aspetto è l’aumento del prezzo delle materie prime nazionali, perché durante una guerra l’import e l’export di uno stato diminuiscono notevolmente, quindi i beni sono meno presenti e distribuiti. Gli effetti poi sono anche influenzati dalla durata del conflitto: una guerra veloce porta conseguenze piccole al sistema economico statale, una guerra più duratura invece può addirittura portare lo stato in situazione di crisi economica molto grave. Il rimedio a questi problemi? Toppe. Toppe che proveranno a risolvere problemi enormi, ma senza successo. Questi poi si ripresenteranno anni dopo, riportando lo stato nella stessa situazione, se non peggiore. Palesemente, la pace porterebbe grandissima stabilità economica nel mondo e sarebbe un passo da gigante verso l’eliminazione della fame e della povertà universale.

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1 Comment
  1. mikyreporter 5 anni ago

    Ottimo articolo, ho apprezzato molto perch

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