L’era delle conquiste territoriali è finita, quindi lo scopo della guerra non è più quello di ampliare il nostro dominio; i soldati non compiono razzie, quindi non ricaveremo nessun bottino; fortunatamente, l’obiettivo non è quello di procurarsi schiavi. Al contrario, possiamo elencare molteplici aspetti negativi: la guerra costa, e tutt’altro che poco; essa è inoltre totalmente sbagliata come principio etico; come è successo, non sono rare le perdite umane. Perciò, perché si interverrebbe nel conflitto in Libia? Il dubbio è che la motivazione sia quella di acquisire prestigio di fronte all’Unione Europea e all’ONU. L’Italia, rispettata per il suo patrimonio culturale e artistico, contribuirebbe militarmente di fianco agli alleati. Se ci rifiutassimo, la UE potrebbe penalizzarci, sia materialmente, pretendendo rimborsi o rifiutando di fornire aiuti, sia, soprattutto, sminuendo il nostro Paese. In parole povere: faremmo una pessima figura, e rischieremmo una “punizione”. Parallelamente, ci sono i fanatici della violenza, che amano la guerra per il sapore del combattimento, dell’onore, del sangue e del sacrificio. Questi cittadini, se sono tali e non “abitanti del Paese della Follia”, dovrebbero ascoltare le opinioni di tutti quelli che perdono qualcosa attraverso la guerra, perché essa non può fare altro che togliere, ad entrambe le parti. I congiunti dei caduti li rimpiangeranno per sempre; i superstiti resteranno comunque segnati, nel corpo e nella psiche. Come se non bastasse, il denaro impiegato a fini militari va a discapito di altri più importanti impieghi: meglio sarebbe spendere quei soldi per permettere a qualcuno di vivere, piuttosto che per obbligare qualcun altro a uccidere!

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