A monte dei conflitti che sconvolgono la Libia dal 2011 (anno della caduta di Gheddafi) possiamo ritrovare lo stesso movente economico: il tesoro petrolifero libico.
La venuta di miliziani jihadisti, infatti, è relativamente recente rispetto all’inizio del conflitto in Libia, un conflitto che vede le potenze europee e medio-orientali manovrare le tribù e le milizie libiche, tentando di agevolarsi nella spartizione delle risorse di gas e di petrolio; pertanto, ogni motivazione legata allo scontro con lo Stato Islamico è secondaria.
La Libia dispone di circa il 38% del petrolio estratto nell’intero continente e rifornisce l’Europa del 11% del proprio consumo di combustibili fossili, considerandosi una delle massime potenze mondiali sotto questo punto di vista; inoltre, essa è tra i principali esportatori di queste risorse in Italia.
Tornando ora all’attuale fase dello scontro in Libia e, in modo particolare, al negato intervento dell’Italia, si possono fare alcune considerazioni. Inizio con il dire che quello che c’è scritto all’interno della nostra Costituzione è che l’Italia ripudia la guerra, e ora ne è dentro; se l’Italia è presente o no la guerra c’è e ci sarà, allora perché entrare in guerra se non si può fare niente per farla finire? Secondo me l’intervento militare in Libia è una scelta errata da parte del’Italia, perché così entreremo anche noi in guerra e questo credo sarà un problema per il futuro di tutti noi e del nostro paese.

0
0 Commenti

Lascia un commento

CONTATTACI

Hai una domanda? inviaci una e-mail e ti risponderemo al più presto.

Il Quotidiano in Classe è un'idea di Osservatorio Permanente Giovani-Editori © 2012-2020 osservatorionline.it

Effettua il login

o    

Hai dimenticato i tuoi dati?

Crea Account