L’intervento militare in Libia sembra ormai imminente e la missione internazionale potrebbe essere guidata dal nostro Paese: lo si ritiene necessario per bloccare al più presto l’avanzata dell’Isis e il suo progressivo insediamento nel territorio, ma l’Italia avrebbe motivazioni sue di tipo economiche, legate al ruolo strategico che potrebbe giocare nelle relazioni internazionali, negli investimenti futuri e nelle commesse per ottenere rifornimenti dai giacimenti energetici di petrolio e gas libico. La maggior parte dei cittadini ritiene però che questo tipo di azione sia inutile e controproducente: dai sondaggi, emerge che appena una minoranza del 35% degli italiani appoggia un nostro coinvolgimento diretto, mentre il 54% si dichiara del tutto contrario. Ci sono troppi esempi di missioni analoghe in un paese straniero finite con un nulla di fatto ed un bilancio spesso disastroso. L’Italia non si può permettere oggi i costi di un intervento militare di questo rilievo. Questa scelta viene considerata inoltre rischiosa, in quanto espone il nostro Paese a possibili ritorsioni ed attentati futuri. Sembra strano che, a fronte di un’opinione pubblica contraria, il governo proceda in senso opposto. La situazione è grave, è vero, ma in parte è stata causata o agevolata dai governi occidentali e dalle loro istruzioni o politiche. Continuare a intervenire in nome della democrazia,quando è evidente che non riusciremo a cambiare la mentalità di questi popoli, sembra essere un controsenso. Hanno dimostrato di essere orgogliosi e chiusi. Probabilmente devono evolversi e modernizzarsi cambiando la propria cultura e il proprio modo di vivere, senza costrizioni esterne.

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