La guerra è sempre stata presente nella vita dell’uomo: nel corso dei secoli (e dei millenni) sono cambiati i mezzi di reciproca offesa, ma i conflitti perdurano. Il “casus belli” è sempre stato il denaro: l’insaziabile fame di potere dell’uomo spinge quest’ultimo a sopraffare con ogni mezzo i suoi simili, al fine di possedere più terre o più ricchezze. Anche le guerre che nel corso della storia sono state denominate “guerre di religione” non erano affatto di matrice religiosa, ma nascondevano importanti interessi economici (E’ questo il caso delle crociate e delle guerre in Oriente).
Negli ultimi due secoli, tuttavia, tutte le nazioni del mondo, più o meno sviluppate dal punto di vista economico-sociale, hanno preso dei provvedimenti per limitare sensibilmente i loro interventi bellicosi: le varie democrazie e le monarchie costituzionali si sono espresse a favore del raggiungimento della pace (quando possibile) mediante degli accordi internazionali. La civilizzazione dell’uomo, tuttavia, è avvenuta solo “sulla carta”, poiché i conflitti del 20°/21° secolo sono stati numerosissimi e molto sanguinosi. L’ambizione dell’uomo, sospinta dal suo istinto di sopraffazione, si è rivelata ben più forte della ragione in svariati contesti: ancora oggi, con l’eredità di centinaia di milioni di morti a causa delle guerre, i capi di stato non si pongono nessun problema nell’intraprendere una guerra con un Paese che si rifiuta di accettare un candidato proposto e scelto dall’Onu, e non dai suoi cittadini. Questo è ciò che è successo in Libia, dove ormai Stati Uniti e Inghilterra hanno rinunciato alla diplomazia e si apprestano a utilizzare mezzi più persuasivi per imporre il proprio volere su uno Stato situato in un altro continente. All’Italia è stato richiesto più volte di entrare nel conflitto, possibilmente in vista dei futuri “guadagni”; a mio parere, sarebbe disonorevole per la nostra nazione avanzare un intervento bellicoso congiunto con altri Stati solo per ricavarne un profitto a discapito della popolazione Libica.
L’articolo 11 della Costituzione Italiana recita: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali…”
Non è forse il caso di rispettarlo?

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Commenti
  1. ricanews 4 anni ago

    Articolo ben sviluppato e argomentato molto bene, scritto in modo chiaro, corretto e scorrevole. Condivido pienamente con quanto da te espresso, che dietro ogni conflitto vi sono in realt

  2. mikyreporter 4 anni ago

    Condivido pienamente ci

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