Per definire i conflitti degli ultimi decenni, gli storici parlano di “nuove guerre”, caratterizzate da alcuni elementi particolari e distintivi:
-avvengono in situazioni di indebolimento o di disgregazione dello stato nazionale (come nel caso del conflitto nella ex Iugoslavia);
-vedono l’uso diffuso e barbarico della violenza, spesso diretta contro le popolazioni civili, a opera non solo di reparti regolari dell’esercito, ma anche di bande armate spesso legate alla criminalità organizzata;
-sono caratterizzate da un forte richiamo delle parti in causa a fattori di identità etnica e/o religiosa.
Soprattutto quest’ultimo elemento caratterizza le guerre condotte allo scopo di terrorizzare popolazioni, ucciderle o scacciarle: è la sinistra realtà della pulizia etnica, ma anche del recente terrorismo internazionale all’attacco del mondo occidentale, anche tramite l’accordo uso dei mezzi di comunicazione.
Come combattere le nuove guerre? È possibile un “ordine” mondiale? C’è chi sostiene che non vi sia alternativa a un equilibrio “monopolare”, cioè basato sulla supremazia americana, perché solo gli Stati Uniti possiedono la forza economica, militare e politica per garantire la pace mondiale. C’è chi obietta invece che la situazione mondiale sia troppo complessa perché una sola potenza possa assumersi questo grave compito, ritenendo che il problema dell’ordine internazionale vada affrontato su scala globale, grazie a politiche complessive e condivise. Facile a dirsi, difficile a farsi, perché comporta che gli stati rinuncino a una parte della propria sovranità a favore di entità sovranazionali. Resta comunque l’obiettivo di tanti pacifisti convinti, vicini a quell’anonimo studente che nel 1968, durante i moti rivoluzionari di quell’anno, scrisse in inglese, sui muri dell’Università francese di Nanterre, “Fate l’amore, non fate la guerra”.

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1 Comment
  1. mikyreporter 5 anni ago

    Ottimo articolo, ho apprezzato molto perch

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