In seguito alla morte di Gheddafi, è in corso in Libia una guerra civile, nella quale si contrappongono, da una parte, i fedeli al dittatore, e, dall’altra, la popolazione rivoluzionaria. L’Onu vorrebbe mettere fine al conflitto, proponendo l’unità parlamentare, esistendo, al momento, due parlamenti, quello di Tripoli e quello di Tobruk. Non essendo, i due parlamenti, favorevoli a tale soluzione, sembra rendersi necessario l’intervento esterno nel paese. Si pone, in questo periodo, il dubbio, per l’Italia, se intervenire o no. Il nostro paese ha importanti interessi economici in Libia. Prima che iniziasse la rivoluzione, tra Italia e Libia, vi era un importante partenariato commerciale; molti imprenditori italiani avevano investito in questo stato. Con la guerra sono state spazzate via tutte le piccole attività, ma sono rimaste le grandi infrastrutture, soprattutto quelle energetiche (estrazione di gas e petrolio). L’eventuale intervento italiano, si dice, potrebbe essere improntato a manovre fautrici di pace. Ma si tratterebbe, comunque, di inviare migliaia di uomini in un posto che di pacifico non ha niente. Io, allo stato, sono contraria a che questo avvenga. In primis perché non sono, in nessun caso, favorevole alla guerra, e poi perché i rischi, per il nostro paese, sono veramente tanti.

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