Vittime di uno sparo troppo violento.
Vittime di una bomba crudele e senza ritegno.
Vittime che si trovano costrette ad “accettare” quello che si presenta e non avere la forza di reagire, di difendersi.
Una guerra più grande di tutto, che devasta non solo migliaia di luoghi, ma distrugge l’animo umano, lo rende niente di fronte a dei fucili e al terrorismo sempre più cruento.
Sangue dappertutto, visi addolorati che cercano di salvare quello che ormai è finito; quello che è ormai è troppo difficile da raccontare e soprattutto da credere.
Basta una folla e l’idea di eliminare tutto per devastare il mondo.
Bruxelles ha contato 31 morti il 22 Marzo 2016. E possono ancora aumentare. La Siria è quella costretta a sopportare di più: 31, forse, sono solo i morti in un’ora. E a fine giornata si perde pure il conto.
Ma nessuna vittima è meno importante di un’altra. Tutti hanno fermato i loro sogni, li hanno “regalati” a chi in mano aveva la violenza.
Hanno reso le vittime senza patria, senza coraggio di reagire a tutto questo.
Ci si sta un po’ abituando alle vittime che abbondonano il mondo a causa di guerra e terrorismo. Ci stiamo abituando e quasi diventiamo impassibili e i numeri ci scivolano come acqua.
È l’abitudine? Io non credo!
Sono sempre degli esseri umani a morire, quelli che si alzano la mattina, bevono veloce il caffé e prendono la macchina per raggiungere il lavoro, sono quelli che tornano tardi la sera dopo aver compiuto il proprio dovere. E non meritano di essere eliminati.
Le vittime hanno un’identità e non possono essere dimenticate solo perché ci si sta abituando.

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