130,35,70, e tante altre ancora, sono le vittime degli attentati messi in atto dai terroristi islamici. Ormai esse sono considerati semplici numeri dei quali non si tiene più nemmeno il conto. Ogni morte attraversa indifferentemente l’animo di ognuno di noi, come se ci fossimo abituati o rassegnati al fatto che prima o poi seguirà sempre un’altra strage, che coinvolgerà un altro banale numero di corpi. Recentemente è stato colpito il cuore dell’Europa, la capitale Bruxelles. Se n’è parlato molto, ha diffuso altrettanto terrore in tutta l’Europa, ma in realtà non ha colpito nel profondo la nostra sensibilità. Risulta quasi una prassi: attentato- finto scalpore- diffusione della notizia tramite commenti, articoli e telegiornale-miglioramento dei sistemi di sicurezza e di controllo e dopo due settimane tutto finisce. Anche in Pakistan è stato organizzato un attentato, che ha causato settanta morti. Eppure la notizia non ha assolutamente ricevuto l’attenzione che meritava per la gravità dell’accaduto. Certo, oggi tutto ciò rappresenta per noi la quotidianità, e agli occhi dell’universo sembriamo tanti burattini che attendono, in modo inerte, di far manipolare la propria vita da questi imprevedibili mostri. Quanti altri numeri bisognerà aggiungere agli elenchi interminabili delle vittime? E fino a che punto l’indifferenza umana sarà capace arrivare di fronte a tutti questi numeri?

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