La nostra impermeabilità è diventata un modo per proteggerci e per autoconvincerci della nostra sicurezza e questa viene alimentata tutti i giorni dai social network e dalle trasmissioni televisive.
Ora ci basta poco per farci sentire meglio e mostrarci più vicini alle vittime: accendere una candela per ricordo, scrivere un post su facebook oppure cambiare l’immagine del profilo usando gli appositi filtri con i colori della bandiera.
Forse tutto ciò è dovuto ad un’ informazione troppo dettaglia, matematica per l’appunto e noi lettori che ci sorbiamo tutte queste informazioni le metabolizziamo con più raziocinio oppure non le assorbiamo mai del tutto, ma perdiamo la nostra empatia e ci limitiamo ad elaborare tutti i dati: il numero delle vittime, l’ora, il luogo, il modus operandi e a noi non rimane più l’emotività di immedesimarsi nei famigliari il nostro cuore si chiude, perché il nostro cervello sa già tutto.
Questo distacco è forse anche dovuto al continuo avvicinarsi (all’Europa) delle stragi. Però si deve per forza andare avanti anche a costo di spegnere un po’ le emozioni.

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