Ogni giorno veniamo bombardati da notizie riguardanti la morte di vittime di guerre o di attentati terroristici. Questa realtà sta convincendo noi a credere che questi avvenimenti rispecchino la semplice normalità della vita quotidiana. A forza di sentire e vedere scritta la parola “morti” da ogni parte, diventiamo sempre più indifferenti alla realtà dei fatti. La cura a questo disinteresse è immedesimarsi nei bambini strappati dal grembo delle madri, oppure nei soldati che combattono contro il terrorismo o ancora nei poveri turisti, un momento prima ad ammirare una statua e poi saltati in aria insieme ad uno jihadista. Se ora siamo ancora vivi, seduti su una poltrona, è solo grazie ad una concatenazione di condizioni che ci pongono relativamente al riparo, più che a seguito di azioni e decisioni che ci hanno portato ad evitare pericoli o addirittura la morte. Ma nulla è sicuro, anche noi un giorno potremmo capitare elencati in un articolo di giornale nei “31 morti”. È con questa visione che va affrontata la quotidianità, per non dimenticare le più di 5000 vittime di tragedie annuali. Ha scritto il filosofo Benedetto Croce “L’uomo dimentica. Si dice che ciò sia opera del tempo; ma troppe cose buone, e troppe ardue opere, si sogliono attribuire al tempo, cioè a un essere che non esiste. No: quella dimenticanza non è opera del tempo; è opera nostra, che vogliamo dimenticare e dimentichiamo”. Assumiamo le nostre responsabilità e reagiamo all’indifferenza.

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