L’uomo è sempre stato incline alla guerra e ha sempre avuto difficoltà a tollerare le diversità altrui, come dimostra la storia: oggi abbiamo la “fortuna” di poter conoscere in tempo reale ciò che sta accadendo nel mondo, venendo a conoscenza di ingiustizie, di guerre e morti di persone molto rapidamente e, purtroppo, di sovente.
Oltretutto il fatto di sentire queste notizie tramite radio o televisione, fanno sembrare i fatti molto più lontani da noi di quello che in realtà sono, trasmettendoci i maggiori scandali mediatici e tralasciando o sminuendo fatti importanti.
Spesso si diventa insensibili ai numeri delle morti in Siria, in Pakistan o Egitto, Paesi da tempo teatro di guerre sanguinose e maggiori bersagli del terrorismo e del fanatismo, mentre avvenimenti come quelli di Bruxelles o Parigi, dove solitamente regna la pace, sono presi come simbolo di questa violenza, classificando in “serie A” e “serie B” le morti , in base a dove sono avvenute: tutte le morti dovrebbero avere la stessa eco.
Trovo, però, che a volte i media facciano qualcosa di “umanamente giusto”.
Qualche tempo fa , ad esempio, non comprendevo perché nelle stragi all’estero dicessero quanti Italiani vi fossero; mi sembrava egoistico, come se gli Italiani fossero più importanti dei Tedeschi o degli Egiziani, mentre in realtà si cerca di sensibilizzare il “pubblico” all’accaduto, facendo pensare che potevamo essere noi tra gli Italiani coinvolti e facendoci immedesimare nei loro parenti, raccontandoci la loro storia, come è successo per le ragazze dell’Erasmus morte nell’incidente in Spagna.
In questo modo i “numeri” si concretizzano in vere e proprie persone come noi.

0
1 Comment
  1. Marco 4 anni ago

    Hai ragione la considerazione sulle vittime italiane

Lascia un commento

CONTATTACI

Hai una domanda? inviaci una e-mail e ti risponderemo al più presto.

Il Quotidiano in Classe è un'idea di Osservatorio Permanente Giovani-Editori © 2012-2020 osservatorionline.it

Effettua il login

o    

Hai dimenticato i tuoi dati?

Crea Account