Una passeggiata per le vie della città, l’attesa con i bagagli al check-in, stare seduti in un teatro per passare felicemente la serata, mangiare qualcosa in un ristorante con amici : niente di tutto questo è più possibile.
Il terrorismo ha fatto centro.
Si parla di matematica della morte, un numero di vittime che pian piano sale sempre di più, strage dopo strage, attentato dopo attentato.
Spari improvvisi, un rumore assordante, il cuore a mille e poi il buio.
Vite spezzate da killer senza pietà, killer senza cuore, killer pronti a sterminare intere popolazioni in nome di un Dio a favore della guerra.
Forse qualcuno si è abituato, forse qualcuno reagisce normalmente ormai alle notizie di stragi e all’elenco delle vittime delle guerre e del terrorismo.
Qualcuno si, ma tutti no.
Non siamo diventati impermeabili a tutte le vittime innocenti, almeno non tutti.
Certo, sicuramente il terrorismo ha trasformato completamente la nostra vita e le nostre abitudini. C’è chi ha paura di andare al supermercato, partire per Londra, compiere un pellegrinaggio a Roma per il giubileo.
C’è chi ha paura di vivere.
C’è chi ha paura di morire.
Non possiamo essere indifferenti di fronte tale orrore : il sorriso e la gioia di chi camminava felicemente mano nella mano per le strade di Parigi e l’aeroporto di Bruxelles deve darci speranza e quella forza necessaria a combattere la morte, a distruggere le volontà di chi preferisce farsi saltare in aria piuttosto che fare da nonno in futuro ai propri nipoti.

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