Negli ultimi decenni, in varie parti del mondo, sono scoppiate numerose guerre e tutte hanno portato crisi, distruzione ma, soprattutto, morte. Che esse interessino l’Occidente oppure l’Oriente non dovrebbe fare alcuna differenza, si parla sempre dello stesso argomento di fondo: di vite umane. Per contro, invece, mass media, telegiornali e ogni strumento d’informazione attuano una sorta di selezione su cosa è necessario e importante sapere e cosa, invece, è futile e accessorio. Di solito vengono maggiormente considerate e quindi pubblicizzate le notizie riguardanti le morti occidentali, rispetto a quelle orientali, nonostante le diverse centinaia o migliaia di chilometri di distanza che, a volte, separano i due orizzonti. Le testate giornalistiche o i telegiornali dovrebbero adottare, invece, come metodo sistematico, quello di fornire la diffusione di queste notizie in modo più equo, evitando di concentrarsi soltanto sugli avvenimenti “più vicini” a noi.
L’alone di morte che accompagna ormai il nostro vissuto, è divenuto un fatto così scontato tanto da passare inosservato, se non addirittura considerato di routine. Ciò sta a significare che le persone si “stanno abituando” ad ascoltare, quasi con distacco, i numeri indicanti coloro che ogni giorno rimangono vittime di atroci violenze. Forse sarebbe il caso di fermarsi un attimo a riflettere su cosa c’è veramente dietro a quelle cifre. Per riuscire a capire, finalmente, che si parla di persone come tutti noi. Qualsiasi distinzione continua ad essere fatta, di fronte alla morte, è sempre odiosa, ingiusta e fuorviante.

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