Il giornalismo cresce insieme all’attenzione dei lettori che, intimoriti o semplicemente interessati, avvertono il bisogno di conoscere. É uno strumento tanto facilmente reperibile, attraverso i giornali e i programmi televisivi, quanto pericolosamente alla portata di chiunque trovi spazio per avvalersi di una responsabilità tanto grande: quella di diffondere notizie non sempre veritiere o adeguatamente esposte.
Se dunque esso nasca con l’intento di informare, c’è chi ne abusa sfruttando articoli e interviste per incrementare l’audience di talk show pomeridiani a cui, altrimenti, non rimarrebbe altro di cui parlare.
É quindi il ‘bombardamento’ di notizie ciò che, a mio avviso, ci rende ormai quasi indifferenti, o meglio abituati, a sentirne di davvero brutte con distacco. L’uomo di ogni epoca conosce bene la guerra, la violenza e ciò che ne deriva ma non per questo occorre parlarne come se fosse un argomento che non ci tocca o da dare per scontato. Il valore dei numeri, a volte, è troppo importante e sottovalutarlo significa ignorare il sacrificio di persone che qualcuno, nel mondo, sta piangendo. É impossibile, dunque, evitare di non stupirsi di alcune vicende dal momento che la reazione che ognuno di noi ha non appena ascolta o legge qualcosa è diversa e imprevedibile, ma, una giusta soluzione, sarebbe quanto meno limitare la comunicazione delle notizie più serie al titolo informativo: facendo dunque sì che non si straparli di eventi dai quali non siamo poi così lontani giusto per aumentare le utenze. Si tratta di una questione di buon senso e rispetto: per gli altri e per noi stessi.

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