L’attentato di Bruxelles del 22 marzo ha lasciato 35 vittime e più di 200 feriti; questi sono numeri che non si fermano e continuano ad aumentare. Alla loro crescita sembriamo ormai impassibili, ma è davvero così? È così che si reagisce agli attentati? Dopo la tragedia di Parigi, che ha fatto molto discutere, dopo i gesti di solidarietà che il mondo ha dimostrato, ora ci stiamo abituando a queste morti, a queste vittime? Il terrorismo e i suoi blitz non possono diventare normalità, non possiamo banalizzare fatti che accadono sempre più spesso. Per non parlare della guerra in Siria e dei molti altri attentati. Come si può reagire ad atti simili? Abbiamo provato con l’indifferenza, ma probabilmente non è il modo giusto, dobbiamo pensare ad un metodo che funzioni, al più presto. Non possiamo permettere che la morte raggiunga ancora altre persone innocenti, la morte è uguale dappertutto, non possiamo dimostrarci solidali verso un Paese e poi rimanere impassibili di fronte ad altri attentati. Dobbiamo far vedere che abbiamo un’ anima, che riusciremo a farcela e a difenderci da tutto questo mostro. Dobbiamo farlo insieme, non mettendoci uno contro l’altro.

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