La cronaca giornalistica e televisiva, da sempre ricca di notizie riguardanti eventi nefasti, sta raccogliendo da qualche anno nuovo nutrimento in larga misura verso questa direzione. La causa dell’improvviso aumento esponenziale dello spazio riservato alla cronaca nera, deriva principalmente dall’imperversare del terrorismo islamico, che scalfisce continuamente la vita umana e sociale, mettendo in atto attentati finalizzati a seminare angoscia e paura, ma che soprattutto sortiscono come tragica conseguenza la morte di uomini, donne, bambini. Contribuiscono anche le tragedie che giornalmente si verificano in mare, dove perdono la vita ogni giorno migliaia di migranti. Ma l’apice dell’assurdità non è dettato dalla continua e giusta diffusione di queste notizie, piuttosto dal modo in cui esse vengono recepite dall’opinione pubblica. Ormai, infatti, ascoltare di stragi di tale portata, sembra non intaccare minimamente la nostra sensibilità. Come se quei numeri pronunciati in televisione, o letti su un quotidiano, fossero un insieme di cifre e non fossero effettivamente assegnati ciascuno a una vita umana che è andata distrutta. La popolazione è “abituata” a tali numeri, di conseguenza essi non sortiscono più il naturale effetto di stupore e indignazione. Come aveva già spiegato Pasolini, “Siamo in presenza di un immenso processo di omologazione: quella legata all’assuefazione dell’orrendo, che ci fa complici dei carnefici. L’orrido e’ diventato ovvio.”

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