Quasi ogni giorno alla televisione e sui giornali si sente di numerose morti di migranti e persone innocenti a causa del terrorismo e delle guerre. Forse le morti ormai sono diventate più dei numeri, che esseri umani come noi e probabilmente questo fatto è determinato dai media, che molto spesso forniscono molte informazioni sui fatti, ma che in fondo non ci suscitano troppe emozioni e non sensibilizzano l’ascoltatore. Forse però, l’indifferenza nei confronti delle morti è proprio caratteristica nostra, in quanto ci suscita dispiacere solo la perdita dei nostri cari o di persone che ci sono state d’aiuto. Invece, per riflettere a fondo sulle perdite di vite umane a seguito di guerre e attentati, ognuno dovrebbe convincersi di essere cittadino del mondo e che ogni individuo, come lui, ha il diritto di vivere liberamente. È anche vero che, rispetto al primo attentato avvenuto a Parigi, quelli seguenti hanno suscitato sicuramente meno stupore, paura e compassione nei confronti delle vittime dei recenti atti terroristici, e ancora meno della morte di tanti migranti in fuga dalla guerra. In verità, invece che suscitare poco più che indifferenza, la considerazione del numero di vittime dovrebbe spingere sempre di più gli stati europei a migliorare la loro politica e a cooperare sul fronte dell’accoglienza.

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