Risale a gennaio dell’anno scorso l’attentato terroristico contro la sede del giornale satirico Charlie Hebdo in Francia, il cui bilancio è stato di dodici vittime e circa altrettanti i feriti.
E, neanche a distanza di un anno, circa undici mesi dopo, l’Isis non si ferma, continua a seminare terrore e ad uccidere gente a nome di un Dio, dicono loro.
Il 13 novembre Parigi viene ancora una volta attaccata dall’Isis, provocando questa volta la morte di circa centotrenta persone innocenti. Vive, ora, un clima di paura e terrore, di silenzio e sofferenza non solo a Parigi.
E ancora lo scempio non si ferma, continua all’aeroporto e alla stazione della metropolitana di Bruxelles. Altre stragi. Altri vittime. Ancora paura.
E non è tutto: sì, recentemente è stata attaccata Bruxelles e, perciò, se ne parla sempre, ma, riflettendoci, quanti sono stati gli attacchi e le esplosioni in altre terre, soprattutto in Siria? Quante sono state le vittime?
Sono migliaia le persone che muoiono negli altri paesi orientali. I numeri crescono a dismisura, così come l’indifferenza di ciascuno di noi. Tutti indifferenti alla morte, alla guerra.
Una guerra teoricamente di religione, ma che forse con essa ha ben poco a che fare. Dicono di uccidere in nome di dio, ma nessun dio dice di uccidere e diffondere terrore. Nessun dio vuole la morte.
Allora non si tratta più del volere divino: dietro a tutti questi attentati si nascondono interessi economici e politici, come in tutte le guerre. Si arriva, quindi, a pensare che si tratti una guerra di potere, più che di religione.

0
0 Commenti

Lascia un commento

CONTATTACI

Hai una domanda? inviaci una e-mail e ti risponderemo al più presto.

Il Quotidiano in Classe è un'idea di Osservatorio Permanente Giovani-Editori © 2012-2020 osservatorionline.it

Effettua il login

o    

Hai dimenticato i tuoi dati?

Crea Account