Solo nel 2015, 5.394 persone sono morte nel Mediterraneo cercando di fuggire alla guerra in Siria. Ci stiamo “abituando” a questi conteggi? Le morti sono uguali o diverse?
Sono sempre di più le morti per questa ‘guerra santa’ (che di religioso ha solo la scusa), ed è difficile abituarsi a così tante vite spezzate. Ma prima o poi ti ci abitui, sarebbe contro natura preoccuparsi per ogni singola vittima, ad un certo punto si innesca l’istinto di sopravvivenza e si pensa solo alla propria di vita. Non è che siamo animali, ma deriviamo da questi ultimi quindi è del tutto normale che non piangiamo più per ogni uomo sacrificato. Certo, la vita è l’unica cosa che conta ed è l’unica cosa che abbiamo tutti in comune: che siamo vivi, che possediamo una vita. Ma quando ti dicono che qualcuno non ce l’ha più, non dobbiamo pensare solo che quest’ultima è andata via, ma anche le conseguenze che ha avuto sulle vite dei familiari e degli amici. Insomma, ogni vita si contraddistingue dalle altre ma per la nostra natura noi le accumuniamo tutte, in modo da non provare dolore.
Credo che il nostro istinto sia molto comodo per noi e che molte volte ci salvi da un immenso dolore, ma qualche volta dobbiamo cercare di superare i nostri antenati e di essere gli esseri umani quali siamo. Provare empatia, dolore ecc. per quelle vite stroncate. Non è facile, ma ci dobbiamo provare.

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