La tecnologia, intesa come mezzo per facilitare le attività umane, accompagna l’uomo fin dalla sua comparsa sul pianeta. Il progressivo affinarsi di questa ha addirittura dato il nome ad alcuni periodi storici: età del rame, età del bronzo, età del ferro; ovviamente questi nomi non derivano direttamente dalla tecnologia impiegata, bensì dai nuovi materiali utilizzati, ma sono indice dell’avanzare di questa.
C’è però una differenza abissale tra i diversi tipi di tecnologia utilizzata dall’uomo nella storia. Questa differenza si può individuare facilmente: nel primo tipo, le innovazioni e i mezzi sono utilizzati per scopi propedeutici il lavoro umano; nel secondo tipo, lo sostituiscono in toto. È questa la vera differenza che separa il periodo storico precedente la rivoluzione industriale dalla nostra epoca. Dalla rivoluzione industriale, infatti, il compito della nuova classe operaia è stato quello di controllare il corretto funzionamento di macchine che svolgono un compito prima svolto da una persona: primo esempio in ordine cronologico è rappresentato dal telaio meccanico, apparso per la prima volta in Inghilterra, che si sostituisce al lavoro dei contadini che in precedenza usavano il telaio manuale.
Dalla seconda metà del Novecento a oggi, le tecnologie in grado di rimpiazzare il lavoro umano sono andate aumentando sia in numero sia in qualità: i macchinari più avanzati possono sostituire l’uomo anche in compiti che richiedono un ragionamento più raffinato e astratto, molta strada è stata fatta dal primo telaio meccanico. Oggi esistono intere catene di montaggio interamente automatizzate in cui gli uomini hanno un compito marginale e di controllo. La tendenza sembra, dunque, andare verso il completo rimpiazzo del lavoro umano, a giudicare dalle capacità di calcolo e di risoluzione dei problemi degli ultimi computers.
È proprio nel campo della risoluzione di problemi complessi che i computers hanno dimostrato di esserci notevolmente superiori. Questa differenza è probabilmente accentuata quando un computer batte un umano in una sfida diretta. Questo è il caso del recente fatto di cronaca che vede come protagonisti il campione mondiale di Go e un suo avversario, fatto di microchip, semiconduttori e plastica (AlphaGo), sfidarsi in una serie di cinque partite di Go, un millenario gioco da tavolo cinese simile alla dama, ma con un elevato numero di pedine. La sfida è stata vinta, per ora, dalla controparte umana che è riuscita vincitrice in ben quattro delle cinque partite. Il fatto, però, rimane: esiste un calcolatore in grado di prevedere le strategie avversarie e di costruirne una in grado di portarlo alla vittoria. D’altro canto, non è neppure la prima volta che una macchina supera in un gioco un uomo: famosa è la sconfitta del campione mondiale di scacchi Kasparov contro Big Blue, un computer ideato da IBM.
La domanda che si pone è: le macchine intelligenti prenderanno completamente il nostro posto e noi andremo a sorseggiare cocktail, come propone molto edonisticamente il giornalista de Il Sole 24 Ore? Io penso di no, almeno per le generazioni immediatamente successive alla nostra. Tuttavia, che alcuni lavori spariranno nell’arco di breve tempo è un dato di fatto. I postini, per esempio, spariranno in quanto sarà superflua la figura di una persona fisica che consegni la posta, quando si può inviare una mail con costi assolutamente inferiori. Altro esempio di figura lavorativa che andrà scomparendo è quella del magazziniere; già in molti magazzini di Amazon lo stoccaggio delle merci e il loro ritiro è compiuto da robot che si aggirano tra gli scaffali in modo automatico rendendo inutile la figura umana. D’altro verso, però, alcune figure sono imprescindibili da un aspetto umano che dà loro quel valore aggiunto che una macchina non può, almeno per ora, dare; questo è il caso dei medici, degli infermieri, degli artisti o di tutti quei lavori in cui l’intelligenza artificiale non può sostituirsi a quella umana, come i ricercatori e gli ingegneri.
Entrando in un’ottica che si interroga sul futuro, possiamo prevedere che un giorno tutti i lavori potranno essere sostituiti da macchine intelligenti, ma questa, oltre ad essere un’utopia, non è una bella prospettiva, almeno sotto due punti di vista. Il primo è di chi guarda al mondo con i valori di oggi e ripensa a quanto sarebbe paradossale, se non scandaloso, rileggere il primo articolo della Costituzione, secondo il quale l’Italia si basa sul lavoro e dedurne che quel lavoro non è più svolto da italiani, ma da macchine senza vita. Il secondo è un interrogativo filosofico: se le macchine fanno qualunque cosa al posto nostro non viene a mancare la nostra umanità? Se per millenni gli uomini si sono destreggiati nell’arte della sopravvivenza, dipendere interamente dalla tecnologia non ci rende molto più fragili di quanto non fossimo prima?

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